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sabato 4 maggio 2013

Una legge contro la strage

“Le Storie, la nostra Rabbia, una Legge contro la Strage” di LAURA BOLDRINI dal Corriere della Sera del 20 aprile 2013

Subito una legge per fermare la strage
Caro direttore, ormai è un appuntamento pressoché quotidiano. Le donne italiane incontrano quasi ogni giorno la morte, la violenza sanguinaria e incontrollata di uomini che non si rassegnano a considerarle persone.
La violenza travestita da amore. Ho vissuto questi ultimi giorni sullo scranno più alto di Montecitorio, ed ho avvertito l’affetto e l’orgoglio di tante donne che, fuori e dentro il Parlamento, mi hanno considerata come un’espressione delle loro battaglie di anni per annullare le disparità di genere. Ma mi sento anche espressione di quella rabbia che tra noi sta montando di fronte ad un orrore sempre più pressante.
Sui giornali di ieri, nelle prime pagine occupate dalle cronache parlamentari, si è ritagliata un piccolo spazio la consueta razione di ferocia: alla periferia di Roma, una donna inseguita in auto e uccisa dall’ex marito. La sequenza la conosciamo fin troppo bene. Una separazione che lui non accetta, appostamenti sotto casa, minacce. E poi le violenze, non denunciate per paura o forse anche perché non si vuole prendere atto fino in fondo della cruda realtà. Infine arriva una scarica di pallottole, ed è troppo tardi per capire. Oppure l’acido in faccia. I maschi violenti interpretano a modo loro la globalizzazione, importando le pratiche più infami in uso nelle società che chiamiamo «arretrate», e che, in tema di diritti delle donne, certamente lo sono. Mi ha toccato in modo particolare la notizia arrivata tre giorni fa da Pesaro: una giovane avvocato ora è col volto devastato perché il suo ex compagno e collega ha incaricato un sicario di punirla. Nella mia precedente attività a sostegno dei rifugiati ho incontrato donne che avevano subìto questo oltraggio, e quando ho potuto le ho aiutate a ricostruirsi il viso e una vita. È triste constatare oggi che questa pratica è messa in atto anche da noi. Un motivo in più per affermare — in nome di una metà almeno del popolo italiano — che la misura è colma, e che la violenza sulle donne reclama un’attenzione maggiore da parte di tutti, ed in particolare da chi di noi si trova a ricoprire ruoli istituzionali. È un’urgenza che il Parlamento spero avverta come incalzante, non appena l’attività legislativa potrà dispiegarsi pienamente. Intanto, tra le centinaia di proposte di legge depositate nei primi giorni di vita delle nuove Camere, è promettente che già alcune chiedano su questo tema norme più incisive.
Non è soltanto un problema di leggi, è vero. C’è una mentalità diffusa, sulla quale bisognerà continuare a lavorare in profondità. C’è anche una comunicazione che ci rimanda, ogni giorno da mille schermi, un’immagine falsa di noi: corpo esibito, merce che serve a vendere meglio altre merci, richiamo sessuale. La vita quotidiana, con le nostre fatiche e i nostri tanti percorsi, viene cancellata. E in cambio ci vediamo ridotte a nudi oggetti, consegnate ad una dimensione umiliante che prepara il terreno alla violenza.
Si tratta di cambiare le teste, dunque, ed è notoriamente il lavoro più lungo e difficile. Ma dal Parlamento può venire un segnale importante. Nella «casa della buona politica» le donne devono trovare ascolto e risposte concrete. E una legge, ora, per cominciare a fermare la strage.
Presidente della Camera dei Deputati
“Le Storie, la nostra Rabbia, una Legge contro la Strage” di LAURA BOLDRINI dal Corriere della Sera del 20 aprile 2013

sabato 13 aprile 2013

L'anima...


Qualche parola sull'anima

L’anima la si ha ogni tanto.
Nessuno la ha di continuo
e per sempre.

Giorno dopo giorno,
anno dopo anno
possono passare senza di lei.
A volte
nidifica un po' più a lungo
sole in estasi e paure dell’infanzia.
A volte solo nello stupore
dell’essere vecchi.
Di rado ci da una mano
in occupazioni faticose,
come spostare mobili,
portare valige
o percorrere le strade con scarpe strette.
Quando si compilano moduli
e si trita la carne
di regola ha il suo giorno libero.
Su mille nostre conversazioni
partecipa a una,
e anche questo non necessariamente,
poiché preferisce il silenzio.
Quando il corpo comincia a dolerci e dolerci,
smonta di turno alla chetichella.
È schifiltosa:
non le piace vederci nella folla,
il nostro lottare per un vantaggio qualunque
e lo strepito degli affari la disgustano.
Gioia e tristezza
non sono per lei due sentimenti diversi.
E’ presente accanto a noi
solo quando essi sono uniti.
Possiamo contare su di lei
quando non siamo sicuri di niente
e curiosi di tutto.
Tra gli oggetti materiali
le piacciono gli orologi a pendolo
e gli specchi, che lavorano con zelo
anche quando nessuno guarda.
Non dice da dove viene
e quando sparirà di nuovo,
ma aspetta chiaramente simili domande.
Si direbbe che
così come lei a noi,
anche noi
siamo necessari a lei per qualcosa.

 Wislawa Szymborska

martedì 9 aprile 2013

Madri

"La mia mamma è buona, è felice, è calma" 
La sua mamma dovrei essere io. Sono la madre di mia madre.

domenica 7 aprile 2013

La mancanza...

"...E' che a una madre non sembra lontano un figlio lontano, quando sa con precisione dove si trova, cosa fa, quali luoghi e quali persone frequenta. Fino a che ha almeno un barlume della sua vita concreta. Lontana, ma concreta. Più sa con precisione, meno patisce. Lo colloca. E' in grado di collocarlo in uno spazio definito, un ambiente, un tempo. Anche solo sapere che il mercoledì sera va al cinema con Giovanni, per dire, o che a pranzo c'è il bar sull'angolo che gli fa i panini speciali ai peperoni: anche solo pochi dettagli come questi, un Giovanni, due peperoni, servono a una madre, le bastano a posare suo figlio da qualche parte, in qualche modo. E quel solo fatto, di posarlo e quindi di poterlo vagamente immaginare, glielo rende più vicino..."

Non so niente di te - Paola Mastrocola


domenica 24 marzo 2013

Io non dimentico