Elenco blog personale

sabato 31 dicembre 2011

un 2012...

di fiori per tutti!
qualunque sia il loro significato (eh ma studierò, promesso!), un augurio di vita e di rinascita.
camelia: il mio destino è nelle tue mani
giacinto: perdonami, ti prego
peonia: rabbia
(e uffa, è il mio fiore preferito...)
rosa rosa: grazia ed eleganza












e questa è st. cecilia, dedicata alla musica.
impossibile non amarla.

martedì 27 dicembre 2011

adoro

questi giorni di abbracci...

domenica 25 dicembre 2011

Merry Christmas!!!

< i do believe...

sabato 24 dicembre 2011

Christmas lights...

Those Christmas Lights,
Light up the street. Down where the sea and city meet.
May all your troubles soon be gone,
Ohh Christmas Lights keep shining on...

venerdì 23 dicembre 2011

antivigilia

ho il fantasma dei Natali passati appollaiato sulle spalle. se ne andrà domani, ne sono certa.

mercoledì 21 dicembre 2011

incontri

ogni mattina io salgo sul mio fido autobus, mi schiaffo al posto delle biciclette, apro il libro prescelto e leggo finchè non arrivo alla mia fermata. anche ieri copione rispettato, salgo, mi metto al mio solito angoletto, leggo. poi, ad un certo punto alzo lo sguardo, per capire se sono quasi arrivata a destinazione. e mentre guardo vedo che nel posto davanti a me c'è seduto joker. proprio il joker di Ledger, quello paurosissimo. volto bianchissimo, occhi bistrati, bocca rossa sbavata, il tutto sul giovane volto di un ragazzetto intento anch'esso alla lettura. lo guardo fisso per almeno 5 buoni minuti, lui continua a leggere. quando sto per scendere sono tentata di chiedere a qualche altro occupante il bus: "lo vede anche lei??" ma temo la risposta. scendo. resterò perennemente nel dubbio.

domenica 18 dicembre 2011

io lo so

che visualizzare foto di aurore boreali e natura incontaminata, inabissarsi nelle pagine di un romanzo, progettare viaggi al seguito di una band, guardare l'incanto delle prime puntine dei bulbi che riemergono inaspettate da vasi dimenticati, sono tutte evidenze di lontananza dal reale, espressioni di una palese rimozione dello stato delle cose.
solo che talvolta (sempre più spesso, ahimè), la realtà è così sovrastante le mie capacità di elaborazione che non tutto insieme, non ce la faccio. la crisi economica, la depressione, il futuro di mio figlio (dei nostri figli), piazza tahrir, mercato san lorenzo, la siria, i traghetti che continuano ad affondare, la malattia che mi circonda, no è troppo, non ce la posso fare. ho bisogno di bellezza.
e allora mi faccio bambina, voglio orsacchiotti. mi faccio adolescente, voglio concerti. mi faccio pianta, voglio una promessa di primavera. mi faccio me stessa e credo ancora a Babbo Natale. così mi salvo, almeno per un po'.

venerdì 16 dicembre 2011

quando

ragazzini di seconda media a cui viene richiesto di scrivere le prime parole che vengono loro in mente per descrivere il  quartiere in cui vivono e queste parole sono: cocaina, stupri, droga, io mi sento defraudata al loro posto. e vorrei portarli  immediatamente a fare un viaggio nel salvifico mondo delle fiabe. ma siccome io sono propensa a credere che "un universo infinito ospita un numero infinito di variazioni, e ciò significa che da qualche parte nel multiverso ho già vinto la medaglia d'oro olimpica nei centro metri piani", ne consegue che io vivo in un mondo immaginario mentre i ragazzini sono più realisti del re.

giovedì 15 dicembre 2011

oh ma che fatica

stare appresso alle passioni...

lunedì 12 dicembre 2011

bambolette

mentre sto qui loro mi spiano...

domenica 11 dicembre 2011

l'inventore di sogni

mi incaponisco a cercare un senso nelle cose. mi ci incaponisco e spesso, davvero troppo spesso non ci riesco, com'è ovvio.
però mi pare di aver capito l'avvicendarsi delle stagioni, quelle della natura e anche quelle umane. e man mano che vado invecchiando mi si accendono barlumi di comprensione.
solo delle lucine a basso voltaggio, intendiamoci, mica un'esplosione di roboanti e accecanti fuochi artificiali. non il capodanno a times square, tanto per capirci, piuttosto la fiammella tremula di una candelina. epperò, meglio che il buio assoluto, mi dico. man mano che vado invecchiando intravedo qualcosa. guardo i vecchi (quelli proprio vecchi, non la via di mezzo che son io, ora) e li capisco, ogni giorno di più.
quel doloretto che compare una mattina, nuovo, inaspettato, maligno, forse lo condivido con qualche coetaneo e forse è uguale a quello che tanti anni fa affliggeva papà mentre io pensavo "che palle!!"
quella stanchezza che alla sera mi avviluppa come la cappa di un moschettiere, e hai voglia a combattere, mi cala la palpebra e il desiderio più alto è raggiungere la branda, velocemente.
quei se e quei ma che mi attaccano subdoli mentre progetto viaggi (ma quanto ci metto ad arrivare? e se perdo la coincidenza? se piove? se l'aereo cade? ma posso farcela???) non c'erano ieri e oggi eccoli qua, i dubbi e le domande di mamma quando ha deciso di non viaggiare più, meglio rimanere a casa tranquilli.
mi spavento un po' quando trovo queste corrispondenze ma inizio a capire. qualcosa di esemplarmente elementare, che nelle stagioni bisogna trovarcisi, per capirci qualcosa. che per parlare di freddo, bisogna stare a capo scoperto e senza guanti a -3°, per parlare di caldo tocca grondare di sudore, se non si è per un momento cane non si riesce a scodinzolare davanti ad un guinzaglio, se non si vivono le situazioni meglio stare zitti, perchè non possiamo capire niente, proprio niente.
e allora mentre mi faccio vecchia, provo ad essere, per un momento, foglia, terra, albero, animale, zingaro, giovane disoccupato, bambino fantasioso, vado alla manifestazione a mosca, poi faccio un salto a ny vestita da babbo natale, sono afghana ed egiziana, iraniana e giapponese. ci provo, almeno.
è questa la fiammella tremebonda che si accende? questo il senso?
mi porto gli  interrogativi in cucina, chè i broccoletti non aspettano.

venerdì 9 dicembre 2011

WTF

is goin' on with our new superheroes??

domenica 4 dicembre 2011

22/11/'63

 
narra una delle leggende familiari che nel mio periodo 3-5 anni nessuno, in casa mia, potesse sedersi senza che arrivassi io con un libro in mano e la pretesa che mi venisse letto all'istante (un incubo per adulti, dovevo essere, ripensandoci...)
forse la leggenda è vita vera perchè a tutt'oggi uno dei metodi più sicuri che ho per uscire da una realtà che a momenti mi stringe come uno strumento di contenzione è la lettura.
mi sistemo come il lettore di se una notte d'inverno un viaggiatore. divano comodo, cuscino dietro la schiena, gambe allungate, sigarette, accendino e posacenere a 20, massimo 30 cm., ventilatore puntato in faccia d'estate, copertina d'inverno, chiudo le ante del cervello ad interventi esterni (venditori portaapporta, cordless, cellulari, madrefigliocane: pape satàn, pape satàn aleppe!) e apro il libro.
negli anni alcune variazioni sul tema sono intervenute (dai 6 ai 20 niente sigarette peffortuna, da circa 6 anni invece occhiali, ahimè..) ma insomma più o meno il rito è sempre questo. no bevande o cibarie, chè il libro potrebbe macchiarsi, bagnarsi, ungersi e non sia mai. vietatissime le orecchie per tenere il segno nell'infausto caso qualcuno mi interrompa con qualsivoglia futilissimo motivo, il libro viene delicatamente poggiato aperto e rovesciato, si dedica un nanosecondo alla fastidiosa interruzione (cane A CUCCIA!, madre siediti qua che tra un po' arrivo, figlio CHECCIPPA te serve proprio mò??) si mette il cartello chiuso fermé closed cerrado e ci si immerge. divento intollerante, integralista, cattiva (cattiva io?? si si si si!!) non mi rompete che ho fatto tutto ciò che dovevo e ora sò impegnata.
apro la prima pagina e divento altro da me. e se sono fortunata cado in un non-luogo senza tempo nè doveri nè responsabilità. un altrove dove esistono solo i personaggi, i luoghi, le atmosfere, le parole, i paesaggi descritti nel libro. è un'esperienza (che non sempre si ripete, purtroppo) di alterazione della realtà che solo con un buon libro (o un buon concerto, o un buon film) riesco ad avere. divento una tossica, quando capita,  vorrei che il libro non finisse mai ma intanto corro, mi precipito verso la fine, anche se so che la fine aprirà il vuoto e tutto mi mancherà, proprio tutto. quando riemergo dal gorgo sono più sola ma anche più ricca.
ieri ho finito "22/11/63" del Re. non tutto mi ha convinto in questo libro, certo.
ma è altresì certo che per una settimanella scarsa io ho vissuto negli USA, negli anni '58-'63, ho abitato a Lisbon Falls, a Derry (ahhhh Derry e la ciminiera rovesciata...) a Fort Worth, a Dallas, a Jodie, ho guidato una sunliner, ho mangiato il pronghorn special (doppio cheese burger con patatine), ma soprattutto ho ballato il lindy hop, tadada da da da...in the mood...
perchè la danza è vita.
(ma anche musica e libri lo sono, altrochè!)

sabato 3 dicembre 2011

molte volte

mi trovo a pensare pensieri pseudo profondi, pseudo filosofici, pseudo antropologici, lo stato del Paese, le diseguaglianze, le ingiustizie sociali, il senso della vita (anche se a pensarlo così me mi vengono in mente subito i monty python), il futuro dei nostri figli.
epperò ci sono giorni in cui mi sento immanente e l'immanenza è visione di gioia. e la gioia per me si declina con poche parole, di cui una di queste è: MUSICA. oggi è arrivato un tweet carico carico di speranza. e allora me lo godo, questo giorno qui. al futuro del Paese penseremo lunedi. anzi no, martedi...

mercoledì 30 novembre 2011

bellezza

..."E' stato il giorno in cui ho capito che c'era tutta un'intera vita dietro ad ogni cosa e un'incredibile forza benevola che voleva sapessi che non c'era motivo di avere paura. Mai. ..
A volte c'è così tanta bellezza nel mondo che non riesco ad accettarlo. E il mio cuore sta per franare. Potrei essere piuttosto incazzato per quello che mi è successo, ma è difficile restare arrabbiati quanto c'è tanta bellezza nel mondo. A volte è come se la vedessi tutta insieme, ed è troppo. 
Il cuore mi si riempe come un palloncino che sta per scoppiare e poi mi ricordo di rilassarmi...
E smetto di tenermela stretta e dopo scorre attraverso di me come pioggia ed io non posso provare altro che gratitudine per ogni singolo momento della mia stupida, piccola vita..."

American Beauty

martedì 29 novembre 2011

nell'economia

di certe giornate apparentemente inutili, si apre la buca del coniglio e noi ci tuffiamo, con un triplo carpiato. W IL RE.

domenica 27 novembre 2011

tea time

e il nuovo libro del Re da iniziare. ciò aiuta.

sabato 26 novembre 2011

domenica 20 novembre 2011

OWS

non sono tra i beatificatori di Roberto Saviano e neppure tra i suoi detrattori. penso, in ogni caso, che prima si dovrebbe provare cosa sia vivere sotto scorta dall'età di 27 anni e poi, eventualmente, parlare.
io, insignificante e ininfluente cittadina ben oltre la metà del cammin di propria vita, non lo so cosa questo significhi, ma tendo ad immaginare che non sia propriamente na passeggiata de salute il pensiero che c'è qualcuno che vuole uccidermi e magari prima o poi ci prova.
è pertanto con rispetto che guardo alla persona, un giovane uomo di 32 anni, che ieri ha parlato ai manifestanti di occupy wall street. mi accosto con curiosità, simpatia e qualche aspettativa anche a questo movimento, come a tutti quelli spontanei e dichiaratamente non violenti.
(e poi geneticamente e sentimentalmente sempre dalla parte di quelli che vengono menati, mai di quelli che menano).
precisamente, cos'è che vuole questa eterogenea accozzaglia di persone che si è stanziata da due mesi davanti al luogo simbolo dell'economia americana? talmente tante anime (tante quante le persone che lo compongono, presumo) ci sono in questo movimento, si corre il rischio  che la protesta venga interpretata anch'essa come un guazzabuglio di rivendicazioni che di "politico" (nel senso alto del termine) ha ben poco.
e invece, sotto sotto,  (come scrive Saviano nel bel racconto pubblicato ieri su Repubblica) pensando al modo in cui si è sviluppato, ai modi con cui viene alimentato, alla solidarietà che si è creata intorno allo zoccolo duro di questi nuovi indignati, credo ci sia una richiesta molto, molto alta e molto politica che ci riguarda tutti. e una grande domanda. è arrivato forse il momento di rimodulare i nostri modelli economici, di poter immaginare un modello di crescita che renda i deboli un po' meno deboli e i forti un po' meno forti? io ovviamente a sta domanda non so mica rispondere. epperò mi sono sempre piaciuti i visionari, e i grandi pensieri. perciò guardo a ciò che sta accadendo di là dall'oceano con curiosità e rispetto. visto mai succeda qualcosa. 

-Un ragazzo sorridente tiene in mano il suo cartello su cui c'è scritto: "I media tradizionali vogliono farvi credere che io sia un punk disoccupato anarchico che sostiene il comunismo. La verità è che sono uno studente universitario di 19 anni che fa due lavori per potersi permettere un'istruzione esageratamente cara. Sto inseguendo i miei sogni mentre Wall Street continua a speculare sul mio futuro. Se non vado bene nello studio, vengo cacciato dall'università. Se non faccio bene il mio lavoro, vengo licenziato. Quando quelli che lavorano a Wall Street mentono, imbrogliano e rubano, ricevono stipendi da record e bonus enormi. Mi rifiuto di stare zitto mentre i miei concittadini soffrono per le azioni incaute e irresponsabili di qualcuno nella nostra economia. Io sono la maggioranza. Io sono il 99%. Sorrido perché so che il potere delle persone è molto più forte delle persone al potere".-

sabato 19 novembre 2011

da qui

guardo la gente vivere...

venerdì 18 novembre 2011

giovedì 17 novembre 2011

la domanda


ieri, grazie al regalo di mia sorella, sono stata in un centro benessere. il pacchetto dono  prevedeva scrub, fanghi, sauna, massaggio. ambè.
tempo per me, già di per se stesso un piccolo miracolo. entro e vengo accolta da musiche new age, suoni della natura che evocano pace e inducono alla serenità interiore. una fontana al centro della stanza, luci soffuse, divani comodi, tavolino con libri sul tibet comprensivi di meravigliose foto della città santa, dei monaci, delle montagne intorno, degli innumerevoli templi. mi piacerebbe andare in tibet, penso mentre aspetto, non fosse che probabilmente intorno a quota 2.000 già sarei primaria candidata per un ictus fulmineo e definitivo. dopo un po' che sfoglio arriva il mio turno e inizio il trattamento. ahhhhh, che meraviglia. prima i fanghi, poi la sauna (sulla sauna ho delle remore, come entro si inceppa il respiro, il muscolo cardiaco pare soffrire, ma mi fa male il braccio sinistro?? sento oppressione al petto?? no suddai, namo, respira piano piano, rilassati, suda che ti fa tanto, ma tanto bene), dopo la sauna che dura interminabili minuti 7 (quanto possono essere lunghi alle volte 7 minuti...), subito sotto la doccia e poi vengo portata a decantare su un lettino, tutta bella impacchettata nel cellophan, al calduccio, e là vengo lasciata. sto distesa, la musica rilassante mi culla, chiudo gli occhi ed ho visioni mistiche, sogni che contemplano oceani e montagne, verde, blu, colori, fiori, frutta, città. dormo.
quand'ecco che, in questo stato molto vicino all'estasi, vengo risvegliata dalla voce della fanciulla che  si sta occupando del mio benessere. "le devo fare un piccolo questionario, visto che è nuova cliente" e vabbè, penso io, se proprio devi, daje. dopo quel tot di domande generiche parte LA domanda, quella che mi fa venire l'occhi alla dory di nemo e mi getta nello scompiglio. la domanda è: "QUALI OBIETTIVI HA PER IL SUO CORPO?" obiettivi,  per il mio corpo. mi ripeto nella testa. e cerco di capire, ancora tra il sonno e la veglia. obiettivi per il mio corpo?? ho sempre considerato il mio corpo un vecchio amico conosciuto fin dal tempo della non-esistenza, da quel tempo fluttuante e implacentato di cui non serbo alcuna memoria e col quale ci si vuole bene, si, ma senza averne troppa coscienza. cos'è precipuamente che voglio per il mio corpo? cosa dico a questa gentile creatura che sta al mio fianco pronta ad appipparmi creme miracolose, acidi ialuronici, infusi vegetali al rabarbaro ed erba cipollina dimagrenti, rassodanti, tonificanti, rimpolpanti, modellanti, trattamenti slimming, depilazioni totali, e ancora, ancora, ancora? potrei dirle ad esempio che  più invecchio più il mio amico corpo ed io andiamo d'accordo, ci siamo simpatici, ci godiamo la reciproca compagnia, ci piacciamo. potrei dirle che quando mi guardo allo specchio e vedo le mie rughe, le famigerate ed aborrite zampe di gallina e le "rughe di espressione" ai lati della bocca penso che per avere sti solchi devo aver riso, sorriso (soriso riso risata) davvero molto nella mia vita. potrei dirle che vorrei si preservasse dall'alzheimer, dall'artrite reumatoide, dal parkinson, dal glaucoma, dalla sordità totale.  che, nell'eventuale inabilità, non si facesse mai accudire frettolosamente da mani sbrigative, nervose, impazienti ancorchè esperte.
vorrei mi facesse invecchiare con grazia, leggiadria e dignità.
invece le dico: "nessuno, assolutamente nessuno".
poi finisco il trattamento e me ne vado, esco nella dolcezza della sera romana e mi sento proprio bene.

martedì 15 novembre 2011

chiedo scusa se parlo di Maria...

ma io oggi ho ricevuto questo.

lo spread...rose
il governo da fare...rose
l'europa...rose

lunedì 14 novembre 2011

eresie

sul muro di fronte la mia chiesa, tra un bar siciliano con i cornetti più farciti del quartiere (ah, la scioglievolezza della crema alla ricotta, le papille devotamente ringraziano...) e i cassonetti della differenziata, è apparsa una scritta. dice: VALDESI ERETICI.
io naturalmente, svaporata come m'aritrovo, l'ho vista ieri mattina per la prima volta, ma la mia creatura sostiene trovarsi là da un bel po', almeno due mesi, sostiene la creatura.
poichè la mia chiesa è una chiesa valdese, ritengo che la scritta debba avere un qualche significato che al momento però non riesco a cogliere. sarà un'invettiva?  un monito?  un insulto?
ammè francamente sembra una semplice, concisa constatazione, la raffigurazione sintetica di ciò che i valdesi sono stati nella storia. ma tale spiegazione tuttavia non riesce a convincermi.
perchè, diciamocelo (larussa mode on), in quanti in italia, a roma, col cuppolone che corrucciato vigila, conoscono la storia dei valdesi?? non la conosco bene manco io, che pure ce sò nata, dentro quella chiesa. e ci ho fatto la confermazione, e ci ho battezzato la creatura e ci ho salutato mio zio, mia zia, mio papà. 
ci credo poco, che lo scrivano murale abbia studiato. penso piuttosto che possa trattarsi di un'ammonizione. state buoni, voi valdesi, che ce lo sappiamo che siete eretici. shhhhh zitti e buoni e a braccia conserte. che poi, a ben vedere, da mò che stiamo zitti e buoni e a braccia conserte, noi valdesi. siamo una piccola chiesa, una piccola comunità, siamo in genere (si vabbè, le solite generalizzazioni...)  seri e abbastanza barbosi (ah ah ah ho fatto la battutaccia!) e non ci si sente praticamente mai. ci si prova, ogni tanto, ad alzare la voce, a dire il nostro pensiero su qualcosa.
per esempio dall'anno scorso, una volta a settimana, è aperto uno sportello per firmare il testamento biologico e tanta, tanta gente si è messa in fila ed ha firmato. (io pure veloce veloce, che questo è uno dei grandi temi sui quali non ammetto di poter delegare nessuno, tante grazie, siete gentili, ma della mia morte, compatibilmente con ciò che è scritto, vorrei poter decidere io, se non vi spiace)
epperò a parte qualche esempio virtuoso non ci si vede e non ci si sente. siamo troppo educati e non gridiamo mai. sebbene qualche volta mi piacerebbe la voce grossa, su temi che ci interrogano.
sulla bossi-fini, ad esempio. o su quelli della salvaguardia del creato.
io, da anni latitante sul fronte frequenza e quindi probabilmente non abilitata a qualsiasi lamentazione sul tema, (ma sono nata valdese e tale morirò, c'è poco da fare) non sento, non sento quasi niente.
e allora, la scritta? visto mai che leggendola noi ci si svegli, ci si ricordi del glorioso rimpatrio, si recuperi un po' della combattività dei nostri padri fondatori e ci si faccia sentire. penso che qualcosa da dire al nostro paese forse  l'abbiamo ancora.
valdesi eretici. lo terrò bene a mente.

domenica 13 novembre 2011

nuovo giorno?

no, non si tratta dello sfregio del vinto, del dileggio, della facile ironia sulla disfatta.
non si tratta di questo. è che stamattina quando mi sono svegliata, il primo pensiero è stato: "ho avuto un incubo orrendo, mi sono svegliata, che bello". forse stamattina potrei dire "sono piena di speranze" e cipputi potrebbe non rispondermi "un dito in gola e ti liberi". forse.
però permettetemi, almeno per un giorno, di intravedere qualcosa, un fioco bagliore, il caro colore della brace quasi spenta, il lampione acceso nella notte della città incantata, qualcosa.
perchè io, forse ingenuamente, con la fiducia di un bambino, io ci ho sempre creduto nella politica. ho sempre pensato che fosse qualcosa che ci riguarda dappresso, e ci interroga e  stimola il pensiero.
e questi anni invece mi hanno convinto del contrario e la politica ha subito la trasformazione, è diventata dart fener. il modello (quanto abbiamo sempre bisogno di modelli!) non è più stato il rigore intellettuale, etico, la serietà dei comportamenti, il rispetto per gli avversari pur nella dialettica vivace, l'interesse per il bene comune. no. il modello è stato il potere, la sua arroganza, lo sberleffo elevato a massima espressione verbale e comportamentale, la maschera, la menzogna. i modelli sono state le televisioni in cui bisogna essere sempre giovani, belli, senza rughe, senza freni, senza ritegno, sgomitando per emergere, primeggiare. i modelli sono stati gli urli, la rissa, la volgarità, l'approssimazione, il mors tua vita mea, sempre e comunque, e se muori tu sei ettore e io sfregio il tuo cadavere e non ho pietà di te nè di tua madre, mai.
questi, i nostri modelli, per anni. così io non ho capito più niente e mi sono ritratta, piano piano, nel guscio delle mie poche certezze interiori. guardando sempre più dentro di me, non intorno, chè l'intorno diventava sempre più la negazione dell'imperativo categorico.
perciò ieri no, non sono andata in piazza del quirinale. e no, non mi sono fatta riprendere dalle telecamere, avvisando amici e parenti "ehi, mi vedete, sono qua!" (forse è facile morale, ma non è anche questo un reiterarsi dei modelli di cui sopra?)
no, io mi sono accomodata sul divano con le mie cane vicine e non avendo a disposizione una canna, ho preso barattolo di nutella e cucchiaio e ho sorriso a modo mio.

sabato 12 novembre 2011

mar adentro


la dignità della morte.  il diritto di scegliere. il dolore la malattia l'amicizia l'amore la compassione la forza la bellezza. la meraviglia, la celebrazione della vita.

venerdì 11 novembre 2011

Caminante


Caminante, son tus huellas
el camino, y nada mas;
caminante, no hay camino,
se hace camino al andar.
Al andar se hace camino,
y al volver la vista atras
se ve la senda que nunca
se ha de pisar.
Caminante, no hay camino,
sino estelas en la mar.
 
Viaggiatore,
sono le tue orme
la strada, nient’altro;
Viaggiatore,
non esiste un sentiero,
la strada la fai tu andando.
Mentre vai si fa la strada
e voltandoti
vedrai il sentiero che mai
più calpesterai.
Viaggiatore,
non esiste una strada,
ma solo scie nel mare.

Antonio Machado

giovedì 10 novembre 2011

il giorno della marmotta

 "...Rivendicare il diritto di invecchiare e persino di morire è un fatto politico. Pensateci un momento: se accetto di cancellare i segni del tempo dalla mia faccia accetto di cancellare l'idea del tempo che passa. Sparisce dalla faccia, sparisce dall'anima. E se non c'è più il tempo, se ogni giorno è uguale al precedente è sempre oggi non c'è ieri nè domani, non c'è più nemmeno il senso interno della responsabilità dei propri gesti. Perchè un volto racconta la storia di una vita, e una vita corre lungo il filo del tempo. Ci sono scelte che si fanno, conseguenze che si vedono. La responsabilità non è che questo: la coscienza della conseguenza delle proprie azioni. C'è un prima e un dopo, altrimenti non esiste conseguenza. Quando sparisce dalla faccia prima o poi sparisce dai gesti. E dai comportamenti individuali e collettivi, e dalla politica.

Concita De Gregorio "Così è la vita"

mercoledì 9 novembre 2011

decrescita felice

tutto ciò che sta accadendo sarà forse il segnale per indurci ad una riflessione sulla nostra vita?
niente panico.

martedì 8 novembre 2011

ma quant'è dura la salita...

lo spread sale. anche qualcun altro sta salendo. su uno dei sette colli che possino arrabbialli, me li ricordassi mai tutti. ma questo ce l'ho ben presente, una bellissima piazza, la fontana dei dioscuri, un palazzo autorevole e architettonicamente perfetto, una vista sui tetti di roma chevelodicoaffà.


noi qui nelle nostre casine continuiamo a sperare.

lunedì 7 novembre 2011

hope

oggi in ufficio regnava atmosfera oltremodo strana. non so spiegarmi il perchè, forse qualcuno nottetempo aveva vaporizzato nella stanza non uno di quei profumi d'ambiente che se passi fanno pfff e spargono sostanze tipo vaniglia, lavanda, mirra, tè verde, fiori d'arancio, ma un qualche gas che stimola litigiosità e malmostosità. oppure sarà dipeso dal tasso di umidità, dal probabile trasloco in una landa desolata dell'intero stabile, dallo sciopero dei mezzi pubblici, dalla tensione sulle notizie delle di Lui dimissioni  (se ne va, no non se ne va, massì domani le rassegna, madechè voglio guardare in faccia i vili traditori, siamo là tutti un po' come d'autunno sugli alberi le foglie tra il confuso lo speranzoso e lo scettico disincantato che ormai non si osa credere più). e sarà stato tutto questo o anche dell'altro, fatto sta che oggi nel mio ufficio tutti i presenti mandavano affanculo l'improvvido interlocutore. il trend l'ha iniziato, naturalmente, il bambino, collega di circa 25 anni che oggi je rode perchè piove, domani perchè c'è il sole, dopodomani perchè il governo non si sarà dimesso, giovedi perchè ancora non l'hanno promosso, e insomma, tutti li giorni che manda il Padreterno parte una giaculatoria per  sfanculare il mondo e i suoi abitanti, tutti inetti e 'mbecilli, tutti tranne uno. qualcuno dei colleghi gli ha chiesto una cosa e lui ci ha mandato cortesemente in quel posto buio e inospitale. io e la mia amica-collega dirimpettaia ci siamo scambiate uno sguardo esterrefatto perchè non pareva affatto, fino a quel momento, una giornata particolare e non ci sembrava di meritare quel tale destino. e vabbè, è creatura, lasciamolo sfogare e sprofondiamo nelle carte.
pensiamo di averla sfangata, quand'ecco che anche altre 2 colleghe al telefono invitano coloro che si trovano dall'altra parte del filo a non rompere le palle e andare là.
è il segnale della ritirata. io e la mia dirimpettaia chiudiamo tutto l'ambaradam, rivolgiamo al Signore una rapida preghiera perchè abbassi il tasso di umidità, faccia tornare a camminare i bus, impedisca il trasloco, salvi la prostata di tutti i colleghi maschi, doni una menopausa serena alle colleghe femmine, aumenti il valore dei ticket,  ci faccia cadere sul tavolo pratiche semplici e meravigliose presentate da clienti gentili, danarosi e strafighi, ma soprattutto....shhhhhhhhhh..no, non dimo gnente. andiamo a casa, va, che domani è un altro giorno.

domenica 6 novembre 2011

ci si sveglia un mattino che è morta l'estate...

Ora pesa
la stanchezza su tutte le membra dell'uomo,
senza pena, la calma stanchezza dell'alba
che apre un giorno di pioggia.

sabato 5 novembre 2011

walk softly tonight...

I'm winging down the street in search of new games
Hustling through these nightlights' diamond glow
Well Frankie I don't know what I'm gonna find
Maybe nothing at all, maybe a world I can call mine
Shining like these streetlights down here on the strand

venerdì 4 novembre 2011

giovedì 3 novembre 2011

before I die...

gli esseri umani talvolta mi commuovono. mica sempre eh, anzi spesso la specie a cui appartengo mi appare talmente aliena che quasi sento più vicini a me gli extraterrestri di Giacobbo. però la sera, quando sul bus osservo la varia umanità che mi circonda e vedo gli occhi stanchi, le pieghe della bocca, i gesti compulsivi, le fronti aggrottate, alle volte mi commuovo. perchè in quella signora col trucco un po' sfatto di fine giornata, in quell'anziano che mostra a un gruppo di ragazzi sbeffeggianti il luogo dove abitava, nella stessa adolescenza di quegli stessi ragazzi, io leggo fragilità, inquietudine, irrequietezza, canne al vento.

ma forse è perchè a pranzo ho mangiato pesante.

mercoledì 2 novembre 2011

I'm only waitin'...


till the morning comes...che poi è un po' come dire: ha da passà a nuttata.
e comunque sia, Barbara Spinelli: "E' il momento di dare più poteri all'Europa" La Repubblica di oggi...

martedì 1 novembre 2011

etiam diminutio

caffè, sigaretta, uno sguardo novembrino su un angolo sereno di mondo.

sabato 29 ottobre 2011

diminutio


un raggio di sole, uno squarcio d'autunno, colori caldi. va bene così.

giovedì 27 ottobre 2011

competitività


me la competizione non mi garba per nulla. ovvero, adoro vedere le competizioni sportive ma non avrei mai potuto essere una sportiva, oltre che per evidente latenza di talento di alcun tipo, per la mia assoluta mancanza di competitività. che parola antipatica.
eppure in giro non si sente altro: dobbiamo essere competitivi, vincere la competizione. io casomai preferisco defilarmi, posso? resto a guardare voialtri che vi sbattete per vincere e pianto l'erica, aspettando una visita delle fate.
 
"Le leggende associano spesso l'erica alle Entità Fatate, facendole dimorare fra i suoi rami e sconsigliando di sdraiarsi a dormire fra queste piantine, per non correre il rischio di essere rapiti dal mondo delle fate"

sabato 22 ottobre 2011

al mondo

                                                         (Real Love-Anze Malovrh)
Mondo, sii buono:
esisti buonamente,
fa' che, cerca di, tendi a, dimmi tutto,
ed ecco che io ribaltavo, eludevo
e ogni inclusione era fattiva
non meno che ogni esclusione;
su bravo, esisti,
non accartocciarti in te stesso in me stesso.
(...)
Fa' di (ex-de-ob etc.) -sistere
e oltre tutte le preposizioni note
abbi qualche chance.
fa' buonamente un po';
il congegno abbia gioco.
Su, bello, su.

Andrea Zanzotto

giovedì 20 ottobre 2011

il male minore

ho finito di leggere "Lettera di dimissioni" di Valeria Parrella.
una storia personale e contemporaneamente una storia collettiva perchè ognuno di noi vive la propria vita nella Storia e come dicono quelli che sembrano capirci, il battito d'ali di una farfalla può provocare un uragano dall'altra parte del mondo. ne consegue che forsanche noi che di certo siamo più pesanti della farfalla e sicuramente a più alto impatto ambientale, con i nostri minimi comportamenti e i nostri piccoli gesti possiamo influenzare ciò che nel mondo accade, per quanto ciò ci sembri risibile e a tratti assolutamente improbabile.
"scendendo a capofitto per i rami delle generazioni, Clelia riesce a trovare il suo posto nell'asse del tempo" che poi è ciò che capita a ciascuno di noi, che lo si voglia oppure no, che si abbia un super io esagerato o appena sviluppato. c'è sempre qualcosa, credo, nei codici di comportamento appresi, che ci riporta al nostro essere o voler essere attuale. e così Clelia arriva a narrare la sua, di storia. e racconta qualcosa che ci riguarda tutti.
curiosamente, ma forsanche no, trovo fili di pensieri che si uniscono a formare una trama. l'altroieri mi capita di leggere un post da un blog (questo: http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2011/10/il-nome-dei-nemici.html). e ieri finisco il libro.
capisco che c'è un legame tra queste cose apparentemente slegate. il divario tra ciò che volevamo essere e ciò che siamo diventati. com'è, una mattina ci si sveglia e  si coglie la differenza? alla cena dei compagni di liceo ritrovati su social network qualcuno ti dice che ti trova molto diversa dalla promessa dei tuoi 17 anni?
riguarda anche noi "la perdita di contatto tra ciò in cui si crede e il modo in cui si agisce, fino alla consapevolezza che le cose non si compiono all'improvviso, ma all'improvviso le vedi nel loro intero"?
io credo proprio di si, finchè, quando arriva quel giorno in cui tu riesci a vedere "l'intero" e forse misuri la distanza tra il tuo pensiero e la tua azione o inazione, magari riesci quantomeno a riflettere sul tema della responsabilità personale. della MIA responsabilità personale, quella che mi spinge a comprare cibo biologico a km zero ma non mi impedisce di lavorare per un istituto che insegue unicamente il profitto. devo pur campare, mi autoassolvo, mentre guardandomi mi scopro invecchiata. devo pur campare, e intanto il viso che mi guarda dallo specchio accigliato dice la sua improrogabile necessità di una crema antirughe. mi assolvo. cerco di scegliere il male minore, persuasa di fare bene.
parla di questo, il libro della Parrella. della responsabilità personale.
voglio continuare a pensarci, perchè io lo so che c'è in quella stessa me, una gran parte che rinnega l'assoluzione e interroga, incessantemente, quell'altra.

"chi sceglie il male minore dimentica rapidamente di aver scelto a favore di un male" 
(Hanna Arendt "La responsabilità personale sotto la dittatura)

domenica 16 ottobre 2011

la mia città


"...le mie orecchie sentivano la città incessante come una promessa.
mi arrotolavo nel letto con questa speranza nuova del cuore: era la città che mi aspettava. mi prometteva quello che sapeva di potermi dare: che non si sarebbe mai fermata, che la strada era larga e lunga e ci sarebbe stato posto, che qualcuno era sempre sveglio così da non sentirsi mai soli, che viveva, era viva, era viva e io stavo così vicino a una delle arterie che sentivo il sangue scorrere. mi addormentavo."

Valeria Parrella "Lettera di dimissioni"

anche per me è sempre stato così, sarà sempre così. per favore, non toccatemi la mia città.

domenica 9 ottobre 2011

abbiamo amato

Abbiamo amato l'Odissea, Moby Dick, Robinson Crusoe,
i viaggi di Sindbad e di Conrad,
siamo stati dalla parte dei corsari e dei rivoluzionari.
Cosa ci fa difetto per non stare con gli acrobati di oggi,
saltatori di fili spinati e di deserti, 
accatastati in viaggio nelle camere a gas delle stive,
in celle frigorifere, in container, legati ai semiassi di autocarri?
Cosa ci manca per un applauso in cuore, 
per un caffè corretto al portatore di suo padre in spalla
e di suo figlio in braccio 
portato via dalle città di Troia, svuotate dalle fiamme?
Benedetto il viaggio che vi porta, il Mare Rosso che vi lascia uscire,
l'onore che ci fate bussando alla finestra.

ERRI DE LUCA

giovedì 6 ottobre 2011

...è il perdono che non vedo e non sento...

Quello che manca al mondo è un poco di silenzio
Quello che manca in questo mondo è il perdono che non vedo e non sento
Tutta la gente intorno sogna di cavalcare il temporale
Quello che serve alla vita è acqua e sale
Io non sono quell’uomo che aveva un sogno
Che ne è stato dei sogni di questo tempo
Di che cosa parliamo in questa vita
Di che cosa nutriamo i nostri figli.

Quello che mancherà domani è un monumento all’uguaglianza
Quello che manca già stanotte sono mille parole d’amore
Perché c’è gente che parla d’amore in una lingua morta
Sono vivi e gli basta e sanno aspettare
Ma in quest’estate che sembra piuttosto dicembre
Non tutto va bene – oppure sì se vi pare.
Quello che manca al mondo lo vedo bene coi miei occhi
Quello che manca in questo mondo non lo posso raccontare
Io non sono quell’uomo che aveva un sogno
E nemmeno l’artista che aveva un dono
Ma anche un solo pensiero fa strada
Come tutte le grandi illusioni.

(Ivano Fossati)

sabato 1 ottobre 2011

mother...


Mother, did it need to be so high?
ora faccio un post-it per ricordarmene sempre.

martedì 27 settembre 2011

Glen Hansard - roma, 26 settembre 2011

ora, io vicino alla chiesa di san paolo entro le mura (entro NON fuori!! non ci confondiamo) ci ho lavorato per ben 5 lunghi anni. ho anche sempre meditato di andare a visitarla, sollecitata dal bel libro di Marco Lodoli "isole - guida vagabonda di roma". MA, non ci sono mai entrata, vai poi a sapere perchè.
così è con una certa curiosità che mi approccio al concerto che si terrà perlappunto proprio dentro sta chiesa qua.
sto in ritardo, naturalmente, che se si fa affidamento sul trasporto pubblico romano stamo freschi, ma io per natura cerco di mantenermi fiduciosa e difatti rischio di trovarmi sull'ultimissimissima panca. e invece c'ho l'amiche peggemmiane doc che mi mantengono un magnifico posticino in quarta fila, praticamente a 4 metri dall'improvvisato palco. e subito, prima dell'incomincio, vi viene da pensare il pensiero proibito "ah, se ci fosse eddie qua a suonare..." ma fate finta che non l'ho scritto e io faccio finta di non averlo pensato, perchè se sa, i sogni son desideri...
chiesa piena, gente senza biglietto che si accalca per trovarne uno e insomma, non me l'aspettavo mica tutta sta gente per glen. e invece c'ha il suo pubblico, la creatura d'irlanda, bene.
si approssima al microfono un ragazzo non con sembianze italiche e le mie vicine (non le mie amiche, ovviamente) si bisbigliano "eccolo, è lui, te l'avevo detto che era lui!" io resto perplessa perchè la somiglianza de sto fanciullo con glen è un po' quella che potrebbe esserci tra gasparri e capezzone, poniamo.
il fanciullo si chiama oliver cole, e ci dice di essere grande amico di glen, oltre che cantante esso medesimo.
ce spippola quelle sue 4-5 canzoni, la prima la gradiamo, la seconda anche abbastanza, alla terza iniziamo ad essere quel tot provati. ma povero, esso è entusiasta e innammorato e lancia sguardi di fuoco sulla sua amata e noi ci inteneriamo.
dopodichè arriva glen, quello vero. ed è subito incanto perchè inizia a cantare a cappella quella che io penso essere una ballata tradizionale irlandesa.
ambè. immediatamente si crea un'atmosfera come di sogno, con una voce che lascia tutti a bocca aperta, riempie ogni angolo, si diffonde tra le navate, nell'abside, nel cortile, raggiunge i padri della chiesa raffigurati nei mosaici e i nostri cuoricini. è straziante e dolcissima, potente e calda, acutissima e profondissima.
alcune canzioni le conosciamo, molte no, ma non importa, siamo  nel suono della chitarra acustica, nelle pieghe della voce, avviluppati come in una coperta calda d'inverno, in un alito fresco d'estate. stiamo comodi, comodissimi, nella sua musica. è romanticismo puro, glen.
ma non mai stucchevole, non mai appiccicoso nè melassa.
si creano momenti di pura delizia. quando lui prova a suonare l'organo della chiesa, ma non funziona e allora trova un piano in un angoletto dietro le colonne.
e suona là, solo voce e piano, luci basse, pubblico senza fiato. non lo vediamo perchè è nascosto da una colonna ma non importa, perchè chiudiamo gli occhi e la musica diventa LA MUSICA, quella che atterra e suscita, che affanna e che consola, e che contribuisce generosamente nel farci adorare la vita.
momenti così: glen imbraccia la chitarra, lascia il microfono, viene nella navata centrale e canta, nel semibuio, così, semplicemente magico.
quando in una canzone c'è un'allusione di sesso e lui si gira a guardare li santi e chiede perdono con gli occhi che ridono.
quando ci parla dell'irlanda e di dublino e ci chiede di non cambiare nulla nelle nostre città perchè lui le trova perfette (ora, su questo avremmo da dire qualcosa, ma capiamo perfettamente il suo punto di vista).
in these arms, e non trovo le parole perchè è troppo, troppo bella. (romantica si, romanticissima. e allora?? lies. e noi pensiamo a once e a grafton street e ah, se sono belle rimembranze.
glen tortura la sua chitarra acustica, la massacra, la distrugge e nonostante servano numerosi interventi del solito omino accordatore, ne esce suoni di una dolcezza e furia da far accapponare l'anima e  si capisce che la ama tanto, vecchia e vissuta com'è.
falling slowly e non ci sono parole, non ci manca neppure eddie, ci credereste??
e poi. e poi gran finale con brividoni: forever young, cantata a 3, col suo amico oliver e coll'accordatore che rivela una voce fantastica.
pubblico entusiasta, compresa me, naturalmente, nonostante la mia vicina di banco non abbia smesso neanche per un neutrino di secondo di scattare foto e trafficare col cell. bello è bello vedere filmati e foto, ma nel mentre, chedupalle...io ja avrei bruciata, quella machina. anche se magara stamattina mentre cerco sul tubo mi sento molto più possibilista...)
serata incantevole (l'ho già detto??)
p.s. inoltre io ho conosciuto un nipote!!! abbè, sibbè, tutti belli i miei nipoti.

domenica 25 settembre 2011

a volte

la guardo e vorrei così tanto sapere se pensa qualcosa, se soffre, se ha male, dove ha male, se ha paura, cosa le fa paura. cosa darei, in questi momenti per poter capire. poi però penso che alle volte è meglio non sapere troppo, altrimenti fine pena: mai.

mercoledì 21 settembre 2011

PJ 20 IL FILM

lucidità. sedersi, analizzare ciò che si è visto, riordinare il tutto nella testa e scriverne.
ma la lucidità quando si approccia al sentimento davvero è un attributo che non mi appartiene. eppure sono una persona estremamente razionale io, analizzo, scorporo, esamino, rumino, raffreddo.
tutto questo bel castello (marcondirondirondello) di autocontrollo precipita rovinosamente quando si tratta di:
a- mio figlio
b- i miei amici
c- la musica
quando entrano in ballo queste 3 variabili, sole o accompagnate, esse, è lapalissiano, impazziscono.
e quindi non posso parlare con pensiero lucido e razionale quando parlo dei pj.
perchè dal mio primo, casuale ascolto, loro mi hanno fatto la fattura. sto sotto stregoneria e che ci posso fà, non esiste pozione che mi liberi dall'incantesimo e se ci fosse la sputerei immediatamente.
cosa di preciso mi ha precipitato in questa totale dipendenza non sono capace di spiegarlo.
mi hanno catturato gradualmente, chè all'inizio ascoltavo solo le ballate (si si si, lapidatemi pure) e poi, inesorabilmente, sono stata afferrata, dilaniata dall'urlo.
le mie amiche dicono che sembro posseduta quando li ascolto. mi sventolano davanti il segno della croce, tanto per dire.
e naturalmente hanno ragione. perchè quella roba che sento con la loro musica, bè, è possessione. ma benefica, perchè tirano fuori da me ogni tipo di sentimento, spurgano le negatività, liberano la rabbia incapsulata, escono la mia parte aggressiva con purezza, senza far male a nessuno, facendo invece del bene a me.
parlano la mia lingua, dicono i miei pensieri, piangono le mie lacrime, ululano le mie grida, sussurrano di dolcezza ed infine lasciano solo gioia.
perciò vedere sullo schermo la loro storia è stato catartico.
la loro onestà è tangibile e noi ci fidiamo, incondizionatamente.
non c'è giorno in cui la loro musica non mi accompagni, ovunque, in qualunque stato d'animo io sia. loro ci sono sempre e colpiscono sempre.
come diceva nel film quella ragazza, cosa si può dire loro se non, semplicemente, grazie?

p.s. le immagini di seattle, ommioddio...
p.p.s. e ora....NAMO COLLE DATEEEEEEE

martedì 20 settembre 2011

happy PJ 20!!!

e comunque...damose na calmata eh! DAMOSE NA CALMATA...

giovedì 15 settembre 2011

sorelle...

che si riuniscono. priceless.

martedì 13 settembre 2011

butterfly...


EV: "All'alba degli anni Novanta eravamo cinque ragazzi che cercavano di catturare una farfalla. 
Ora siamo cinque uomini. E la farfalla è ancora in volo."

lunedì 12 settembre 2011

aloha, si riciccia!

sono tornati! e c'è pure l'angelo ukulele...ambè...