Elenco blog personale

giovedì 26 dicembre 2013

Nulla

 desidero di più da questi giorni. Proprio nulla.

mercoledì 25 dicembre 2013

Merry Christmas!!

S’io fossi il mago di Natale
farei spuntare un albero di Natale
in ogni casa, in ogni appartamento
dalle piastrelle del pavimento,
ma non l’alberello finto,
di plastica, dipinto
che vendono adesso all’Upim:
un vero abete, un pino di montagna,
con un po’ di vento vero
impigliato tra i rami,
che mandi profumo di resina
in tutte le camere,
e sui rami i magici frutti: regali per tutti.
Poi con la mia bacchetta me ne andrei
a fare magie
per tutte le vie.
In via Nazionale
farei crescere un albero di Natale
carico di bambole
d’ogni qualità,
che chiudono gli occhi
e chiamano papà,
camminano da sole,
ballano il rock an’roll
e fanno le capriole.
Chi le vuole, le prende:
gratis, s’intende.
In piazza San Cosimato
faccio crescere l’albero
del cioccolato;
in via del Tritone
l’albero del panettone
in viale Buozzi
l’albero dei maritozzi,
e in largo di Santa Susanna
quello dei maritozzi con la panna.
Continuiamo la passeggiata?
La magia è appena cominciata:
dobbiamo scegliere il posto
all’albero dei trenini:
va bene piazza Mazzini?
Quello degli aeroplani
lo faccio in via dei Campani.
Ogni strada avrà un albero speciale
e il giorno di Natale
i bimbi faranno
il giro di Roma
a prendersi quel che vorranno.
Per ogni giocattolo
colto dal suo ramo
ne spunterà un altro
dello stesso modello
o anche più bello.
Per i grandi invece ci sarà
magari in via Condotti
l’albero delle scarpe e dei cappotti.
Tutto questo farei se fossi un mago.
Però non lo sono
che posso fare?
Non ho che auguri da regalare:
di auguri ne ho tanti,
scegliete quelli che volete,
prendeteli tutti quanti.
 
Gianni Rodari


domenica 1 dicembre 2013

Le parole sono importanti

Sarò strana ma se penso alla politica ed a coloro che ci rappresentano in Parlamento capisco sicuramente cosa non vorrei da loro.
Non vorrei che l'eletto sia "uno di noi", no proprio no.
Vorrei fosse più lungimirante di noi, più illuminato, più colto, più gentile.
Vorrei che le parole della politica suscitassero riflessioni in noi, vorrei ci venissero proposte soluzioni per il Paese e per i cittadini a cui noi non arriviamo, non perché siamo scemi, semplicemente perché sono il frutto di lunghi studi, di ricerca, di confronto, non arraffazzonati luoghi comuni cercati solo per ottenere il consenso e il proprio interesse personale. 
Non vorrei che gli eletti siano "uno di noi", vorrei che fossero migliori di noi, superiori per intelletto, generosità, abnegazione, ideali.
Vorrei che credessero nelle proprie idee ma le esprimessero con una forza gentile.
Vorrei che ci allargassero gli orizzonti, ci aiutassero a pensare in grande, ai diritti ed ai doveri di tutti, agli ultimi, alla salvaguardia di sto pianeta negletto, e a tante tante altre cose che noi non pensiamo. 
E quindi no, non mi rappresenta chi usa le parole della politica con violenza, non mi rappresenta chi dice "je sputo" riferendosi ad un avversario. Questo avrei potuto dirlo io eppure neanche io l'ho detto, figuramose npo'.
Esisterà qualcuno con le sopraelencate caratteristiche? Al momento non lo vedo ma non smetto, no, non smetto di sperare.

sabato 9 novembre 2013

Saturday

"...l'essenziale è la consapevolezza del proprio ruolo nel mondo e nella storia. Pensaci troppo, e scopri che non sei nulla. Pensaci abbastanza, e sai che sei piccolo, ma importante per qualcuno. E' il meglio che si può fare."
 
Ologramma per il re - Dave Eggers

giovedì 31 ottobre 2013

sabato 26 ottobre 2013

Hartford, yesterday night...


What can I say??

sabato 12 ottobre 2013

Lightning bolt, riflessioni


un nipote, dopo aver espresso rammarico disappunto e dolore per l'ultimo lavoro dei nostri pupi ha domandato: "ma voi cosa ascoltavate nel '94??"
e sta domanda ecco, mi ha fatto pensare, perché io assolutamente non ricordo cosa ascoltavo nel '94. la creatura aveva 7 anni, nel '94, e io facevo la mamma e la musica non che l'avessi accantonata, assolutamente, però non era così parte della mia vita come era stata in anni precedenti e come poi sarebbe stata negli anni a venire.
li regazzi io li avrei scoperti per caso molto, molto tempo dopo e poiché sono stata fulminata (accecata dalla luce, per meglio dire) in un momento in cui loro stavano già un pezzo avanti, il mio percorso di conoscenza è stato confusionario e bulimico. ho ascoltato tutto, letto tutto (bè tutto no, su, non esageriamo), ingurgitato quantità industriali di live in modo arraffazzonato, febbrile, disordinato, illogico. ma non mi importava. volevo tutto e tutto subito.
perciò non ho dalla mia parte una linearità né una storia che comincia con c'era una volta.
li ho amati subito, questo si, ma non ho percorso la lunga strada dall'inizio, li ho acchiappati in corsa, ad un punto in cui i fans duri e puri forse già li spregiavano un tantinello.
e quindi forse col mio pedigree e coi miei trascorsi abborracciati non ho le necessarie autorizzazioni per esprimermi sul loro nuovo lavoro.
ma naturalmente non mi astengo, perché con loro non riesco mai ad essere neutrale (er treno se move, che ce posso fa?)

posso dire che la musica è per me qualcosa di molto personale, profondo e intimo e che quando esce qualcosa di nuovo che riesce a coincidere perfettamente col mio stato d'animo del momento è un piccolo miracolo, e i miracoli non si ripetono spesso sennò che razza di miracoli sarebbero?
non è questo il caso del fulmine, devo dirlo. esso non mi ha tramortito, nemmeno un po'.
però sono 3 giorni che per strada, a casa, in ufficio, io non ascolto altro. certo, ce n'è alcune che ancora non digerisco, però ce n'è pure altre che mi piacciono anche parecchio.
sono fiduciosa e li aspetto in tour.
perché in questi anni la loro musica ha significato molte, molte cose per me.
come back cantata a squarciagola in macchina a finestrini aperti con mia adv.
la black di milano ascoltata in diretta col Caluccio di là e io di qua a piangere lacrime di rimpianto e commozione.
il ferragosto più bello della mia vita.
Manchester e Mara.
Londra, Claudia e Rossella.
backspacer, l'album tanto vituperato, per me significa Seattle, e Seattle con la creatura.
Boston, l'apertura con Release, papà, dovunque tu sia, puoi vedermi ora?
e poi altre città, altri volti, amicizie, file, voli, treni, pullman, sudore, stanchezza, gioia, gioia.
quando ci penso, a ciò che ho avuto con la loro musica, millemila immagini mi si impicciano nella mente e tutte, tutte sono stupende.

non resterò mai delusa, non li abbandonerò mai, li amerò per sempre.

venerdì 4 ottobre 2013

Sai cosa significa?

Sai cosa significa essere un' estranea?
Sai come ci si sente in una classe dove tutti sono biondi e tu invece hai i capelli neri?
Sai cosa vuol dire quando l'insegnante chiede “Chi non è nato qui, alzi la mano!” e tu sei l'unica a farlo?
E ...poi, quando l'hai alzata, vedi che gli altri ti guardano e ridono?
Devi vivere in un paese che non è il tuo, per capirlo.
Sai cosa significa quando l'insegnante ti tratta come se anche tu fossi stata lì per tutta la tua vita?
Quando parla così veloce che non riesci a capire niente e gli chiedi per favore di andare più piano?
E quando lo chiedi, gli altri ti dicono “Se non riesci a capire, è meglio per te se provi in una classe più bassa”.
Devi vivere in un paese che non è il tuo, per capirlo.
Sai cosa significa stare dall'altra parte?
Quando indossi gli abiti che portavi nel tuo paese e tu li trovi carini, mentre gli altri pensano che tu sia pazza?
Devi vivere in un paese che non è il tuo, per capirlo.
Cosa significa essere una sfigata.
Cosa vuol dire quando qualcuno di da' noia, senza che tu gli abbia fatto niente?
Quando gli dici di smetterla e lui risponde che non ti ha fatto niente.
E poi, visto che non la smette, ti alzi e lo dici all'insegnante.
E lui nega.
E l'insegnante domanda al tuo vicino di banco.
E lui risponde “E' vero, non gli stava facendo niente”.
Così ti prendono per bugiarda anche i professori.
Devi vivere in un paese che non è il tuo, per capirlo.
Sai com'è quando provi a parlare e non pronunci bene le parole?
Quando dicono di non capirti.
E ti ridono dietro, ma siccome non capisci, ti metti a ridere con loro.
E allora ti chiedono “Ma sei scema a prenderti per i fondelli da sola?”
Devi vivere in un paese che non è il tuo, per capirlo.
Sai cosa significa camminare per strada e avere gli occhi di tutti puntati addosso, solo che non te ne accorgi?
E quando lo capisci provi a nasconderti, ma non sai dove perché gli altri sono dappertutto?
Devi vivere in un paese che non è il tuo per capirlo.
Noy Chou

domenica 29 settembre 2013

sabato 21 settembre 2013

Luci

Ci sono persone, poche, che durante il viaggio lasciano ininterrotte scie sfavillanti, lunghissime code di comete che ci illuminano, noi altri che nuotiamo nell'oscurità delle nostre vite piccine. Ma penso tuttavia che ogni percorso, in qualche punto del cammino, celi un momento in cui è brillata una scintilla. Una chiara piccola lucciola  deve esserci, da qualche parte, in ciascuno di noi. Voglio continuare a crederci.

sabato 7 settembre 2013

Hearts and thoughts they fade...

lo scopo in questa parte del cammino è cercare di fare del mio meglio. E tuttavia non riesco a far tacere quel sussurro nella testa che ripete incessantemente: tutto qui?

mercoledì 4 settembre 2013

Away...



...dite a mia madre che non tornerò...

sabato 31 agosto 2013

Could be..

 
 
Lo duca e io per quel cammino ascoso
intrammo a ritornar nel chiaro mondo;
e sanza cura aver d'alcun riposo,
salimmo sù, el primo e io secondo,
tanto ch'i' vidi de le cose belle
che porta 'l ciel, per un pertugio tondo.
E quindi uscimmo a riveder le stelle.
 
Inferno - canto XXXIV

sabato 24 agosto 2013

Ancora agosto...


"...Forse non importa se la vita non è mai sbocciata in qualcosa di più grande di se stessa. Ormeggiata alla riva da cui un tempo era salpata, come quasi tutte le donne, un tempo."
 
N-W - Zadie Smith

domenica 11 agosto 2013

per la "mia persona"

I’ve been walking on a tight rope falling

domenica 21 luglio 2013

Future days...

e io, quando vi rivedo???

domenica 14 luglio 2013

Te amo Roma! (ha detto Roma, non la roma)


che poi, quando intorno a febbraro/marzo è scita la data di Roma con la lochescion io ho subitaneamente iniziato a sbuffare, smadonnare, mugugnare. chè io Capannelle lo conosco bene e, apparte che è ubicato in culonia rispetto a casa mia, inzomma me spauro al pensiero di Bruce in cotal luogo. epperò che fare? non posso mica esimermi, quel cristiano viene qua, nella MIA città ed io non presenzio?? non esiste. e pertanto a febbraro/marzo accatto il bijetto e lo pongo nel cassetto, seppellito sotto a diversi altri che ariveranno ben prima di lui.
eppoi, sempre a febbraro/marzo io c'avevo in mente san siro l'anno scorso che ero rimasta perplessa e attonita anche un po', se vogliamo. poi però dopo padova e soprattutto dopo milano st'anno ecco, m'aritrovo contentona de sto ippodromo della mia stracippa. contenta al punto che riesco a convincere non una, non due ma bensì 3 (TRE) sorelle a presenziare all'evento. bene, ottimo anzi daje, stamo quasi in formazione tipo (anche se manca la tesora ahimè, brutte robbe, brutte brutte assai). e pertanto sorelle, che significa risate, magnate, chiacchiere, camminate, acquisti, felicità inzomma. quanno che ariva il giorno facciamo una breve votazione e si decide che al luogo deputato all'evento ci si recherà bel belle, con tutta calma.
c'è da prendere metro e treno e vabbè. il binario del treno è spostato di km rispetto all'altri, ai binari ufficiali e vabbè.
saliamo, il viaggio è breve, se godemo l'acquedotto e tempo 10 minuti semo arivate.
ora, io avevo controllato e gughel meps m'aveva detto che la stazione rispetto all'ippodromo era a un tiro de schioppo.
gughel meps vaffanculo. dovemo camminare e camminare e camminare, in mezzo alla strada che i marciapiedi talvolta a Roma sono un optional. ma infine eccoci, via su, non famo che me lamento sempre, entriamo.
entriamo e quindi? ndo sta il palco? si, dai è n'attimo, eccolo là, cammina un tantino che arivamo. no, non è questo, attenziò, vedo qualcosa là all'orizzonte, là, vicino alla pista dell'aerei di ciampino, daje rega che con un piccione visitate pure li castelli. oddioddioddio. cammina, cammina, cammina in mezzo a sto campo di patate, ogni tanto la terra diventa sabbia che ci si può piantare l'ombrellone. inizio decisamente a innervosirmi. no, dico, Brus è nella mia città e io vorrei che tutto fosse perfetto, un po' come quando si ospita qualcuno a cui si tiene a casa propria, no? vorresti che tutto fosse in ordine, vorresti far stare tutti comodi e mettere a proprio agio i tuoi ospiti no? ecco, un po' così. e invece, quando finalmente arriviamo non c'è spazio da nessuna parte, e se mi scappa il piscione psicologico e non, ndo vado, devo forse tornare indrio per pisciare? e se mi viene sete/fame devo forse mettermi in quella fila a serpentone che si snoda proprio in mezzo ai concertanti? via via mi incazzo sempre più, non c'è spazio, non si può magnà/beve/piscià che poi sono i miei must pre-concerto. sto sversa un colpo e inacidita ma debbrutto. lo sapevo, lo sapevo io che sto spazio era nammerda, lo sapevo. così, quando dopo pochissimo ariva il bovaro (ahò e i cyborg?? bohhh, non pervenuti), io sto avvolta nel fumo rabbioso e spirit, si vabbè spirit a' bruce che te strilli ammè me girano. eppoi quando la terza canzione è bedlends ecco, me viè la fantasia di mollargli na capocciata, al bovaro. MA COME?? noi stamo qua buttati in questa landa desolata, co l'aerei che n'altro po' ci atterrano sulla testa e tu, tu ci fai subito bedlends. NO DICO ma tu ce lo sai che quando i MIEI antenati costruivano l'acquedotti e opere di ingegneria stratosferica e andavano alle terme, salus per aquam, i tuoi antenati erano ancora in modalità coda di girino nell'iperuranio?? ce lo sai, eh??? mavvaffanculova, bovaro dei miei stivali. le sorelle si divertono parecchio e se la ballano e se la cantano, meno male. ogni tanto mi guardano e io digrigno i denti, si, ecco. dopo c'è roulette ma ammè (si, si lapidatemi pure) roulette non mi ha mai fatto impazzire, ecco. quelle dopo mi impegno a cercare di divertirmi, lucky town summertime blues stand on it, si bello ma io ancora non sto rilassata, pegnente proprio. mi è presa così e non ci posso fare niente. e penso che ecco, è arivata la mia ora, posso andare solo ai concerti indove ci stanno posti a sedere, mi fanno malissimo le gambe, ho sete, già mi scappa il piscione e basta, nun ce la posso fare, sò anziana. andrò a sentire musica da camera, da ora in poi. senonchè...senonchè PAPAPAPARAPARAPAPAPPA'...machedavero?? sembra...sembra...mannò dai...e invece si, parte una kittisbek (dedicata evidentemente alla prima transenna di Eleonora, la kittisbek de noantri) da paura e alora bè...what can I do? se kitty's back in town alora io me sperdo nell'immensità della musica, di tutti gli strumenti  che si sfidano e si abbracciano e io finalmente rido e sorrido e vabbè, it is alright, effettivamende. ho perdonato l'organizzazione de sta cippa e Brus, si purattè, ti perdono. ma tu vuoi strafare e alora incident e rosie. e poi. e poi LUI picchia su uno striscione gigante ndo sta scritto...NYC SERENADE. bè. ammutolisco. anzi no, inizio a fare gestacci (ma come?? io, una signora!!), ma gestacci senza senso indirizzati alla cara Inqui (Inqui PERDONAMI!! faccio ammenda pubblicamente), perchè, ecco, quando io ho letto un certo suo post su fb ho pensato, senza però esprimerlo che io, ecco NYC serenade potrei ascoltarla anche in Lapponia, in compagnia delle renne e  di Babbo Natale, o sull'Annapurna con gli sherpa e le capre nepalesi, no, tanto per dire. sta canzone qua, per me, non è fuori luogo da nessuna parte dell'universo mondo, la potrei sentire per ore, in loop (e lo faccio, ah, se lo faccio). essa per me è LA canzone, dentro c'è tutto, tuttamente. io la amo follemente sta poesia qua e jackie e walk tall me lo ripeto sempre quando sto in quei momenti un po' così della vita. e perciò piango, piango perchè è troppo bella, piango perchè l'ho ascoltata una sola volta, perlappunto nella città a cui è dedicata, con una sorella che anche stasera è qui, dopo 9 anni, ancora vicino a me. piango perchè mi mancano la tesora e il fratello che ce lo so quanto che la ama anche lui, sta roba qua. piango perchè sto qui con le ragazze, siamo insieme e alla fine non possiamo che abbracciarci. he's singing. pertanto per me il concerto potrebbe anche finire qui che starei in grazia de Dio e della Madonna, su sciekl end dron anfatti se concedemo il piscione e il cartoccio di patate fritte e la bevuta. però ce n'ha ancora, lui. e su Bobby Jean sto collegata telepaticamente con la tesora, questa è sempre sua, sempre.
il resto è cantare, ballare, stare in pace col mondo, fino a che twist end sciaut e noi ovviamente tuistiamo e forse è finito, no? no, perchè c'è un incipit che ammè sembra paro paro quello di milano e....you know you make me wanna SHOUT!! ebbè, questa è l'allegria e la follia e toga!!!! e sembriamo tutti cavallette ubriache SHOUT!
grazie Bruce, anche da parte della mia decadente città, ti amiamo anche noi, parecchiamente.

p.s. che poi io, al rientro a casa, dopo essermi ingozzata quel tot di cornetti caldi, verso quelle 3,30 del mattino, mi sia messa ad ascoltare un qualcosa di nuovo sortito alle 21 de las tarde, vabbè, questa è malattia pericolosa. mind your manners, regà. sapevatelo.

lunedì 8 luglio 2013

Glen Hansard, Carroponte - A perfect night...

che qua tra l'annuciaziò dei regazzi e il prossimo Bruce bisogna ingannare l'attesa, e quale modo migliore se non un altro concerto? domenica c'è Glenuccio al Carroponte, certo è a Sesto San Gi, non propriamente dietro l'angolo per chi abita naaa capitale. ma si c'avete:
a- amiche debitamente folli come e più di voi,
b- na machina,
c- na mrs snippet che vi guida a destinazione facendovi contemporaneamente ribaltare dalle risate
quale mai può essere il problema??
e quindi si va.
formazione ufficiale: Mara e/o Rossella guida/cori, Claudia e me medesima voci e percussioni.
il viaggio d'andata è n'attimo, c'è Elvis e la memorabile interpretazione di Claudia e Mara, c'è l'autogrille e il burger king, c'è l'albergo in via abramo lincolen indò se poggiamo per far decantare le zampe incriccate. buongiorno a tutte!
buongiorno a te, omino gentile che ci accogli alla reception e si, dormiremo tutte e 4 qua, non ne lasceremo manco una tra cinibello bi e sesto san gi...
e così, dopo un aperitivo in mediolandia che se una cosa bisogna dire della terra mediolania è che gli aperitivi ce li sanno fare parecchiamente, puntiamo mrs snippet verso il carroponte e lei, tanto cavuccia, ci porta che è na bellezza.
vogliamo aggiungere che in loco io trovo pure du sorelle e si spiega la mia espressione immortalata sulle fote, tra il beota e l'estasiato.
Lisa la pisciamo, pora stella, e aspettiamo Glenuccio. e colui eccolo! ci si presenta in tutto il suo splendore, con berretto di lana stile totò e peppino a milano (ce staranno 40 gradi ma che je fa) e scende subito in mezzo a noi, con chitara e voce (ah, la sua voce...) per una say it to me now buttata là buskerando, e il cuore già è tutto completamente suo, non ci sono cazzi.
poi, sul palco lo raggiungono i frames, na paccocciata di musicisti con attributi esagerati e noi però ci mettiamo lato colm mc namara iomair il violinista che a roma ci ha fatto scendere le mandibole stile cartone animato.
si certo, c'è un convegno internazionale di zanzare e tafani, che si sono dati appuntamento stasera, ma annoi in fondo che ce frega?
via, si parte. ce fosse un pezzo che nun ce piace, annoi rockin' ladies! epperò che cosa vogliamo dire a questo artista che non si risparmia, gioca, ride, scherza con la band e col pubblico e poi colpisce allo stomaco con high hope o you will become o love don't leave me waiting?? aggiungiamo poi che quando parte sussurrando e poi sale in un crescendo di furore, amore, dolore come in when your minds made up il nostro cuore si accartoccia in uno spasimo di assoluta estasi. noi siamo venute preparate, con debito cartello issato da Mara che recita SMILE da un lato e DRIVE ALL NIGHT dall'altro, ma Glen è voltato sulla sua sinistra e non ci guarda. e allora si accende la torcia del telefono che illumina a giorno la nostra area e poi, non soddisfatta, Mara grida: alla tua destra! e lui finalmente si gira, ci vede, ci saluta e più tardi ci fa uno snippet di smile....perchè è tanto, troppo caruccio Glen...
i miei personali stati di trance della serata:
una sovrumana Fitzcarraldo in cui  la voce e gli strumenti si fondono in una magia che ci rapisce e ci porta via, volando, in una calda, meravigliosa serata milanese,
l' assolo di Pino violino, canzone di Emer (emer's dream) che toglie il fiato e ferma il cuore.
ma poi cosa dire anche di una the aulde triangle che non finisce mai, una strofa cantata da chicchessia e il ritornello cantato da tutti noi, proprio tutti?? e si ride e si rischia il pianto di gioia e si canta e si balla con Glenuccio.
poi, su passing through cantata in mezzo al pubblico rischiamo di giocarci Claudia e la panca su cui aveva disteso la gamba stanca, ma invece no, tutto è perfetto in questa serata e noi siamo felici.
il viaggio di ritorno è insieme ai nostri regazzi (stoccolma, per la cronaca), Elvis e una introvabile viva las vegas e come per incanto ariecchice a roma, uscita nòmentana.
abbracci e baci, Mara mi accompagna a termini e proprio poco prima di salutarci la radio...ecco, c'è Bruce che canta viva las vegas e il cerchio si chiude, come per incanto.
a roma piove, la metro è allagata (maddai, strano!), sò stanca morta e troppo, troppo felice.
trasferta indimenticabile, grazie rockin' ladies, siete stratosferiche, grazie Glenuccio, noi ti amiamo assai assai, sallo....

domenica 9 giugno 2013

You know...

you  make me wanna SHOUT!



sabato 4 maggio 2013

Una legge contro la strage

“Le Storie, la nostra Rabbia, una Legge contro la Strage” di LAURA BOLDRINI dal Corriere della Sera del 20 aprile 2013

Subito una legge per fermare la strage
Caro direttore, ormai è un appuntamento pressoché quotidiano. Le donne italiane incontrano quasi ogni giorno la morte, la violenza sanguinaria e incontrollata di uomini che non si rassegnano a considerarle persone.
La violenza travestita da amore. Ho vissuto questi ultimi giorni sullo scranno più alto di Montecitorio, ed ho avvertito l’affetto e l’orgoglio di tante donne che, fuori e dentro il Parlamento, mi hanno considerata come un’espressione delle loro battaglie di anni per annullare le disparità di genere. Ma mi sento anche espressione di quella rabbia che tra noi sta montando di fronte ad un orrore sempre più pressante.
Sui giornali di ieri, nelle prime pagine occupate dalle cronache parlamentari, si è ritagliata un piccolo spazio la consueta razione di ferocia: alla periferia di Roma, una donna inseguita in auto e uccisa dall’ex marito. La sequenza la conosciamo fin troppo bene. Una separazione che lui non accetta, appostamenti sotto casa, minacce. E poi le violenze, non denunciate per paura o forse anche perché non si vuole prendere atto fino in fondo della cruda realtà. Infine arriva una scarica di pallottole, ed è troppo tardi per capire. Oppure l’acido in faccia. I maschi violenti interpretano a modo loro la globalizzazione, importando le pratiche più infami in uso nelle società che chiamiamo «arretrate», e che, in tema di diritti delle donne, certamente lo sono. Mi ha toccato in modo particolare la notizia arrivata tre giorni fa da Pesaro: una giovane avvocato ora è col volto devastato perché il suo ex compagno e collega ha incaricato un sicario di punirla. Nella mia precedente attività a sostegno dei rifugiati ho incontrato donne che avevano subìto questo oltraggio, e quando ho potuto le ho aiutate a ricostruirsi il viso e una vita. È triste constatare oggi che questa pratica è messa in atto anche da noi. Un motivo in più per affermare — in nome di una metà almeno del popolo italiano — che la misura è colma, e che la violenza sulle donne reclama un’attenzione maggiore da parte di tutti, ed in particolare da chi di noi si trova a ricoprire ruoli istituzionali. È un’urgenza che il Parlamento spero avverta come incalzante, non appena l’attività legislativa potrà dispiegarsi pienamente. Intanto, tra le centinaia di proposte di legge depositate nei primi giorni di vita delle nuove Camere, è promettente che già alcune chiedano su questo tema norme più incisive.
Non è soltanto un problema di leggi, è vero. C’è una mentalità diffusa, sulla quale bisognerà continuare a lavorare in profondità. C’è anche una comunicazione che ci rimanda, ogni giorno da mille schermi, un’immagine falsa di noi: corpo esibito, merce che serve a vendere meglio altre merci, richiamo sessuale. La vita quotidiana, con le nostre fatiche e i nostri tanti percorsi, viene cancellata. E in cambio ci vediamo ridotte a nudi oggetti, consegnate ad una dimensione umiliante che prepara il terreno alla violenza.
Si tratta di cambiare le teste, dunque, ed è notoriamente il lavoro più lungo e difficile. Ma dal Parlamento può venire un segnale importante. Nella «casa della buona politica» le donne devono trovare ascolto e risposte concrete. E una legge, ora, per cominciare a fermare la strage.
Presidente della Camera dei Deputati
“Le Storie, la nostra Rabbia, una Legge contro la Strage” di LAURA BOLDRINI dal Corriere della Sera del 20 aprile 2013

sabato 13 aprile 2013

L'anima...


Qualche parola sull'anima

L’anima la si ha ogni tanto.
Nessuno la ha di continuo
e per sempre.

Giorno dopo giorno,
anno dopo anno
possono passare senza di lei.
A volte
nidifica un po' più a lungo
sole in estasi e paure dell’infanzia.
A volte solo nello stupore
dell’essere vecchi.
Di rado ci da una mano
in occupazioni faticose,
come spostare mobili,
portare valige
o percorrere le strade con scarpe strette.
Quando si compilano moduli
e si trita la carne
di regola ha il suo giorno libero.
Su mille nostre conversazioni
partecipa a una,
e anche questo non necessariamente,
poiché preferisce il silenzio.
Quando il corpo comincia a dolerci e dolerci,
smonta di turno alla chetichella.
È schifiltosa:
non le piace vederci nella folla,
il nostro lottare per un vantaggio qualunque
e lo strepito degli affari la disgustano.
Gioia e tristezza
non sono per lei due sentimenti diversi.
E’ presente accanto a noi
solo quando essi sono uniti.
Possiamo contare su di lei
quando non siamo sicuri di niente
e curiosi di tutto.
Tra gli oggetti materiali
le piacciono gli orologi a pendolo
e gli specchi, che lavorano con zelo
anche quando nessuno guarda.
Non dice da dove viene
e quando sparirà di nuovo,
ma aspetta chiaramente simili domande.
Si direbbe che
così come lei a noi,
anche noi
siamo necessari a lei per qualcosa.

 Wislawa Szymborska

martedì 9 aprile 2013

Madri

"La mia mamma è buona, è felice, è calma" 
La sua mamma dovrei essere io. Sono la madre di mia madre.

domenica 7 aprile 2013

La mancanza...

"...E' che a una madre non sembra lontano un figlio lontano, quando sa con precisione dove si trova, cosa fa, quali luoghi e quali persone frequenta. Fino a che ha almeno un barlume della sua vita concreta. Lontana, ma concreta. Più sa con precisione, meno patisce. Lo colloca. E' in grado di collocarlo in uno spazio definito, un ambiente, un tempo. Anche solo sapere che il mercoledì sera va al cinema con Giovanni, per dire, o che a pranzo c'è il bar sull'angolo che gli fa i panini speciali ai peperoni: anche solo pochi dettagli come questi, un Giovanni, due peperoni, servono a una madre, le bastano a posare suo figlio da qualche parte, in qualche modo. E quel solo fatto, di posarlo e quindi di poterlo vagamente immaginare, glielo rende più vicino..."

Non so niente di te - Paola Mastrocola


domenica 24 marzo 2013

lunedì 11 marzo 2013

Speranza

...E poi si cresce, si invecchia e si comincia a non credere più di poter cambiare qualcosa, nonostante gli sforzi confusi e arraffazonati profusi nel tempo. Tutto è sempre uguale, tutto è sempre peggio, tutto è troppo grande e incasinato e tu sei un nientino buttato in mezzo alla caciara globale. E poi anche le persone più vicine non si spaurano se qualcuno urla sproloquiando di cambiamento e tu, tu invece si.  Ti sembra di non capire più niente e di parlare una lingua antica e incomprensibile (l'antifascismo, la solidarietà, il rispetto per se stessi e per gli altri, l'etica, l'ETICA). Poi capita di leggere un post  e ti sembra come di ringiovanire e ti torna la speranza. Grazie Silvia...

domenica 10 marzo 2013

domenica 3 marzo 2013

Distacchi

Quante persone che amo ho visto partire e traslocare la propria vita altrove in questi ultimi anni? Ogni anno c'è un distacco, ogni anno un pezzo di cuore si allontana. E io forse mi indurisco perchè vorrei partire anch'io, vorrei caricare la macchina di oggetti e speranze, viaggiare e fermarsi un po' e tornare a viaggiare e nel viaggio incontrare visi nuovi e visi amati. Poi arrivare da qualche parte e provare a ricominciare qualcosa, qualcosa di nuovo. E invece io sono qui, bloccata I was not allowed to leave the room. Bloccata da Lei, dalle Pupe, da questa me stessa che invecchia e vorrebbe fare ancora tante cose ma forse chissà, non c'è più tempo.

lunedì 25 febbraio 2013

Brad! Viper, Firenze

e quindi, dopo aver esercitato il nostro diritto/dovere, in un pomeriggio invernale si prende la machina e si parte, Firenze aspettaci, prima o poi arrivamo.
la formazione prevede Rossella pilota, zia navigatore, Sylvia nelle retrovie.
durante il viaggio chevelodicoaffà condizioni atmosferiche proibitive, terreno pesante, pioggia, nevischio grandine e a tratti anche una luna piena da cartolina.
ho detto Firenze per modo di dire che il luogo deputato all'evento è un po' in the middle of nowhere e solo grazie all'aiuto della gentile fanciulla incorporata nel mio cell, che con vocina metallica e priva della conoscenza dell'apostrofo, ci conduce locche locche, senza trucco e senza inganno proprio davanti al Viper.
che poi è na specie di discoteca, un luogo piiiiccolo e che davero non c'è da sgomitare e si vede così bene il palco?? si davero.
dopo aver salutato i nipoti Jacopo e Fabio (ahò, je l'avemo fatta!!) e aver assistito a 2 barra 3 pezzi dei new killer shoes che ci deprivano dell'uso delle orecchie, ecco che arrivano sti regazzetti di Seattle (no, non Quelli)
ecco Shawn, morbido e flessuoso e Stonuccio nostro bello, con consueta maglietta a righe sbiadite.
e subito si vede che tutta la band è a suo agio e comoda, che c'è armonia tra i componenti è evidente, che sò 20 che suonano insieme. io a dire il vero me l'aspettavo soltanto melodici e tranquilli e invece sorpresone, je danno giù bastantemente. Shawn tiene il palco e l'audience che è na bellezza e Stone, che dire di Stone?? Stone è posseduto. suona alla grandissima, protagonista, e balla e suona i bonghi (I BONGHI!!!!) e canta una bay leaf che io non j'avrei dato un centesimo e invece mi lascia senza parole.
repertorio braddiano sviscerato per benino, pubblico entusiasta. io oltre a bay leaf mi lascio incantare da 20th century, price of love, nadine, una versione troppo bella di jumpin' jack flash. e che dire di wrapped in my memory/crown of thorns dedicata a Andy?? commozione...
impressioni: Stone sembra più libero di fare un po' quella ceppa che vuole e si diverte e noi lo si ama tanto pure quando sta impalato al suo posto, figuramose iersera.
bella serata, bella cumpa, grande musica.
ripartiamo in piena notte, in mezzo alla tormenta, io che dovrei tenere sveglia la fantastica pilota c'ho un paro di pesanti abbioccamenti ma tutto alfine va come deve (nonostante il passaggio nei pressi di prima porta che potrebbe non essere di buon auspicio) e intorno alle 4 raggiungo il letto.
il divano è rimasto sconcertato dall'inconsueto abbandono domenicale ma noi ce ne freghiamo.
la musica ci tiene vivi.

venerdì 22 febbraio 2013

Glen Hansard Auditorium Parco della Musica

Here, back, down a long and straight track
I have chose the long road -
That leads me out to god knows
So I can't stop right now

Even the good stars can fall from grace and falter
Lose their faith and slide
But I can't get an ocean that's deep enough for my day

Glenuccio!!

spesso quando mi imbarco in questo tipo di imprese (che per me tutto è n'impresa ormai), e ieri pomeriggio in particolare, mentre cercavo di far coincidere i tempi (porta a spasso le pupe, dai cena alla Pupa, mettila a letto, spera che si addormenti, dai cena alle pupe, portale a spasso, spera che stiano buone e non sveglino la Pupa, preparati, esci trafelata, stai col pensiero che qualcosa possa andare storto), ecco ste volte qui mi chiedo PERCHE'?? perchè mi imbarco in ste robe qua che mi creano ansia e mi fanno fare taaaaanta fatica aggiunta a quella che già ho nel correre dei giorni.
e poi, mentre sto nella sala ad ascoltare mi rendo conto che DEVO devo assolutamente continuare a sobbarcarmi lo sbattimento aggiuntivo perchè se non lo faccio, ecco, significa che sono morta.
significa che il quotidiano ha il sopravvento e mi sconfigge e mi toglie ogni gioia, ogni slancio. a volte tendo ad arrendermi e a dirmi che no, non ce la posso fare, sono troppo stanca. per fortuna c'è una vocina dentro di me (l'armadillo forse, o la megattera) che mi spinge e mi pungola. daje daje, DEVI!
E in effetti devo, perchè poi quando mi trovo, come ieri sera, dentro la musica, io ritrovo la leggerezza e l'energia e mi dico che no, non proprio tutto è fatica e stanchezza nella mia vita...

mercoledì 20 febbraio 2013

la profezia dell'armadillo

Zerocalcare
il mio non è propriamente un armadillo, piuttosto una megattera con la faccia della Merkel. ecco, me la figuro un po' così. e comunque la profezia dell'armadillo vale anche per la megattera. se vede che si trasmettono i saperi, ste bestiole.

domenica 10 febbraio 2013

ma tanti auguri!!!

Lei non lo sa, ma oggi è il suo compleanno e noi festeggiamo...

sabato 2 febbraio 2013

An italian mum...

vorrebbe sempre essere nel luogo del mondo in cui è ubicato il proprio figlio...ma perchè non sò nata in norvegia, presempio??

domenica 27 gennaio 2013

giovedì 24 gennaio 2013

Disposizioni...

quando starà per arrivare la mia ora, se ci sarà il tempo di rendersene conto, questo chiedo e spero (oltre che avere vicino mio figlio).  poter andar via con questa voce che mi accompagna. #sapevatelo

mercoledì 23 gennaio 2013

Solo con se stesso, raccolto, tranquillo...

"...Pensava alla grandezza e alla presenza di Dio; all'eternità futura, strano mistero; all'eternità passata, mistero ancora più strano, a tutti gli infiniti che sprofondavano sotto i suoi occhi in tutte le direzioni; e, senza cercare di comprendere l'incomprensibile, lo guardava... un giardinetto per passeggiare e l'immensità per sognare. Per terra ciò che si può coltivare e raccogliere, sulla testa ciò che si può studiare e meditare; qualche fiore sulla terra e tutte le stelle in cielo"

I miserabili - Victor Hugo

mercoledì 16 gennaio 2013

Figli unici

"Come devono essere tristi, quei figli unici. Crescere in una casa piena di adulti, sempre in minoranza, sempre sconfitti, nemmeno un po' di quella stupidità sfrenata, niente scherzi da poter ripetere cento volte, nessuno con cui cantare, nessuno con cui litigare, nessuno con cui fare il principe, o lo schiavo...Ma in seguito, quando i genitori cadono in disgrazia e diventano essere umani incasinati e banali e si trasformano pian piano da persone che si prendono cura di te in individui di cui ci si deve prendere cura, chi ci sarà ad affrontare con te quelle crescenti frustrazioni, a riflettere sulle migliaia di dettagli insignificanti di quella soap opera a lungo condivisa che non significa nulla per gli altri? E quando infine se ne saranno andati, chi si rivolgerà a te dicendoti: -Si, mi ricordo il cavalluccio a dondolo rosso...si, mi ricordo il letto immaginario sotto il biancospino?-"

mercoledì 9 gennaio 2013

Gennaio


e quindi è ricominciato il giocagiuè dei 50 libri e st'anno tocca inizià col piede esatto. pertanto qui di seguito le mie letture fino ad oggidì.
- Guardami - Jennifer Egan (due libri ho letto, di costei, entrambi piaciuti piaciuti piaciuti)
- Portami a ballare - Giovanni Ricciardi - (che poi sto Ricciardi qua, prof. di latino e greco in un liceo daa capitale io lo leggo dal suo primo gialletto (i gatti lo sapranno n.d.r.), dove si narra delle indagini del commissario Ponzetti. non è Vargas eh, intendiamoci. epperò il commissario è un po’ malinconico e pensoso come ogni commissario virtuale che si rispetti eppoi il tutto si svolge per le strade della mia città, in quartieri che conosco mejo delle mie saccocce e pertanto io lo seguo, ecco, nei suoi giri, come se lo vedessi)
- Il colpevole - Lisa Ballantyne (un giallo che non è un giallo, gnente male)
- Mabel dice si - Luca Ricci (interdetta. non malaccio, scrittura piacevole ma un voto tipo "senza infamia e senza lode)
- Antigone – Valeria Parrella
come pare di evincere dal titolo si narra di Antigone, solo che nella trasposizione e nella contrapposizione tra Antigone e Creonte si tratta qui anche del diritto all’eutanasia, argomento che non mi lascia mai indifferente.

per ora è tutto. segue...

sabato 5 gennaio 2013

leggo, dunque sono