Il corpo di Lampedusa assomiglia a quello di Frankenstein: membra attaccate alla rinfusa che mostrano un prodigio e un mostro. E' piccola e antica, affascinante e terrifica, accogliente e respingente. E' roccia lunare e colori. Grigio, grigioverde, blu, celeste, azzurro, turchese, verde smeraldo.
E' aspra e dolce, cattura e rifiuta.
C'è l'isola dei cani. Sono tanti, liberi e adottati. Corrono ovunque, sono ovunque, vivono di carità e trovano talvolta una carezza. Nelle ore più calde li puoi trovare addormentati che sembrano morti nelle pozze d'ombra che rare si creano.
Sono parte della popolazione, abitano, occupano, nuotano, sono ingombranti e insieme invisibili.
Non sono curati da nessuno, sono curati da tutti, solitari, indipendenti e socievoli, schivi e dolci. Come negli antichi insediamenti accompagnano l'uomo, temendolo e amandolo.
C'è l'isola dei turisti. Sciamano di giorno in ciabatte, costume e improbabili cappelli, di sera azzimati e ripuliti, rosso corallo o nero antracite, siedono tra una colazione e un aperitivo, elegantemente annoiati, discutendo di lavoro e raccontando altri viaggi, altri orizzonti, altri mari, altre terre. Forse in un altro altrove si troveranno a raccontare la loro Lampedusa. Non qui. Qui sono distratti e vaghi, hanno ricette miracolose per aggiustare l'economia dell'isola e pontificano sciacquettando e spalmando olio solare. Si aggirano dappertutto, come cani, più inquinanti dei cani, impuzzolendo l'aria con gli scarichi delle Mehari e dei motorini presi a nolo. Si godranno la vacanza? Si faranno domande? Riusciranno ad essere, per un breve periodo, altro da sè, ad abbandonare lo sguardo fino all'orizzonte, si libereranno, si libreranno anche solo per un istante?
C'è l'isola mediatica e politica. Elefanti bianchi, giullari, nani, ballerine, acrobati, papi, presidenti, attori, giornalisti e scrittori, politici, politici, saltimbanchi. Che blaterano l'isola dell'accoglienza, della tolleranza, che si vantano e si pavoneggiano e parlano e sembrano sapere e forse sanno ma si guardano bene dal dire.
C'è l'isola di chi non si rassegna e ci prova, a combattere lo status quo, a mostrare, a ribellarsi, a raccontare, come può, con voce ferma e cuore saldo, con la freddezza della ragione e la passione dell'anima.
E c'è, infine, l'isola dei migranti. Nascosti e presenti, corpi e identità, vite spezzate e speranze di vita. Le loro storie finite, le storie che potrebbero raccontarci e che vogliamo/non vogliamo ascoltare. I loro volti nella notte, i saluti, i sorrisi, sono con me, per sempre.
Frankenstein mi ha accolta per una breve/lunghissima settimana. E' stato un tempo prezioso, ricco di luce, di incontri, di parole. Ho conosciuto tante persone interessanti, ascoltato discussioni, ho mangiato, mangiato, nuotato, camminato, imparato. Una settimana con mio figlio, che regalo più bello non esiste. Chissà se ho capito qualcosa, dell'anima di questa isola. Chissà se e quando tornerò. Alle ragazze, alle donne, ai ragazzi e agli uomini che ho incontrato dico grazie, continuate a far sentire le vostre voci, non vi arrendete, non vi abituate mai. A mio figlio dico: grazie.
eqquindi colpo della strega, valigia in percentuale co più medicamenti che majette, via se parte.
Milano è:
sorelle, l'ostello che di solito viene aperto per il Brus e stavolta no ma è come sempre casa mia, afonia totale ancor prima che tutto abbia inizio, il concerto con mia adv vicino, Claudia "ndo cazzo vai?" e Salvo appena dietro (ahò ma che voce cià Salvo?? Eddie eclissato...) ci sono tutti l'amici dentro sto stadio sparsi chissà dove ma noi sappiamo che ci sono e chissà se rimarranno accecati dalli pupi. Release per mia adv, Sad per Salvo, Pilato per me e le sirene per la tesora. C'è una luce a Milano, siamo felici e veri. alla fine San Siro pullula di navette e stamo in dubbio su quale prendere (Pisapia 'tacci tua).
a Milano conosciamo il Giampy, fido e rassicurante compagno sulle cui possenti ruote macineremo millemila chilometri in allegria e devastazione, tra spuntini (come se dice spuntino in svedese? io lo so...;o) peccato che le casse dietro non si sentano, SYBIL E IMPIATTA NO?? Ed eccoci a Trieste.
Trieste è:
un lungomare infinito, la tracimante bellezza di piazza dell'Unità d'Italia illuminata e luccicosa, due taglieri indimenticabboli, si nun morimo prima arriveremo fino in Nordesia, visite ortopediche davanti alla fila del 10c Domopak e arnica per Claudia e chi ce ferma? birre col grande Gatto, la prima transenna del fondo pit conquistata. A Trieste nuvole corrono veloci, è Natale lasciatemi dormire. Ma soprattutto a Trieste c'è Chloe che danza, il mio alter ego mi dice che la vita è quello che ne fai e se ne fai morte allora fai riposare la tua anima altrove perchè grazie a Dio io invece stasera sono qui e canto a squarciagola il mio tipo di amore, l'amicizia, la musica, la vita.
manco a dirlo, domattina se riparte, destinazione Vienna. Attraversiamo boschi e frontiere cancellate, Slovenia, Austria (il paese di quello un po' cattivo...) ogni sosta è buona per ingurgitare caffè improbabili, magnare la qualunque e fumare, chetelodicoaffà. Il tempo del viaggio è un tempo strano, dilatato, non commensurabile al tempo della vita quotidiana che è invece scansionato da giornate terribilmente simili l'una all'altra. Il tempo del viaggio è un dono espanso, ti perdi le abituali coordinate, non sai quale giorno della settimana sia, e in alcuni momenti manco capisci bene il dove il quando il come. Ma il perché si che lo capisci, e te lo godi tutto, questo tempo infinito e regalato. E com'è come non è ci troviamo nel Bronx di Vienna.
Vienna è:
un appartamento le sette bellezze, il nostro cicerone Fabrizio, wienerschnitzel e patate gnam! giusto un cincinino di birette, vapiano pizza e pasta assai lodevoli, fare il bucato, il puzzle con le barche e le reti da pesca, la partita dell'Itaglia (appassionante, ahò!) e si segna Pirlo c'aspetta uno spettacolo nello spettacolo ma isso nun segna e alooooora!! Vienna è la lunga strada e tutti questi momenti preziosi, a Vienna voglio agitarmi, voglio attorcigliarmi, voglio abbandonare la mia mente e gridare e lo faccio, ah se lo faccio. Vienna è pioggia ma non me ne importa, ma più di tutto io ho visto l'ago e ho amato ogni istante.
Senza trucco e senza inganno, nottetempo ci dirigiamo verso la Crucconia, eccheccevò, quei 700 chilometrelli, una pennica a bocca aperta e mento calante, apertura di occhi cisposi su albe e prati, soste in Cechia, caffè, sigarette, zozzerie, fazzoletti smocciolati per ogni dove come se non ci fosse un domani, e freschi come rose irrorate dalla rugiada ci troviamo catapultati in un bosco, a che numero siamo? 180, possibile?? ostello, il tempo di posare la capa sulla branda che è già ora di rimuoversi, troppa sosta c'avesse a fa male. via, come arzilli folletti nel bosco, un wurstellone, un birozzo e si prende posto sui gradoni dove stenderò definitivamente le mie spoglie per ricomporle soltanto alla fine. Dio se so stanca sfranta mortammazzata. Siamo al Wulheide, siori e siore, il luogo del mio battesimo. Berlino.
Berlino è:
la faccia radiosa di Rossella catapultata da una scrivania romana ad un gradone di uno stadio, birra in mano e sorriso stampato fisso. nuvole rosa. le sinapsi che vanno lente oh marò, i dadi di Dio. l'immortalità ed è immorale battere le mani. Berlino è il tempo per sognare tra sé e sé, a Berlino si lasciano scorrere tutti i giorni passati perché c'è tempo, c'è ancora tempo.
Ma sopra ogni cosa a Berlino bisogna tenere duro, perchè la vita può essere diversa. Hold on, Claudia è stata esaudita.
e non ce lo facciamo ripetere noi, perché la matina dopo si saluta col magone il Giampy e si piglia in scioltezza un aereo, destinazione la Nordesia. La terra che fa trovare un perché ai panni di lana arraffazzonati in valigia, la terra con un clima gioiosamente ospitale per alci, renne e troll e aiutateme a dì checcazzodefreddofà.
Stoccolma è:
la quarta rockin' lady recuperata sulla lunga strada, il giocoso pullulio di vita vera che attraversa tutta la ridente cittadina di Solna, l'acqua, il sorriso aperto e luminoso di Stone (noi ti amiamo Stonuccio, sallo!!), il cibo messicano, guacamole e pentole di ghisa a volontà, tanto per sondare se è vera la favola della gastrite nervosa e psicosomatizzata (alzi la mano chi crede alle favole).
freddo che manco alli cani, l'hard rock che ci vede primi assoluti, lo spuntino dal nostro buon amico Mac (come si dice spuntino in svedese??), stiKa e gamla stan, il palazzo del nobel e le panoramiche.
s'annamo a mette in fila? daje che il tempo ci assiste, ce staranno quei 5-6 gradi atti a non far imputridire le nostre spoglie.
Stoccolma è il terrore puro di "cazzo, non trovo il mio biglietto" che It mi ha fatto na ceppa ammè, in questo frangente.
Qualche volta mi inchino, qualche volta vivo e qualche volta mi inginocchio, caro Dio, grazie di avermi fatta arrivare fin qui.
E per favore aspettatemi, io ci sarò, ci sarò ancora una volta.
U: miei amici Claudia, Lello, il capitano Francesco, la mia figlioletta Raffaella, Rossella e Mara, rockin' ladies foreva, Fabrizio, che mi avete fatto ridere e ridere e ridere fino allo stremo. E' stato un tour indimenticabile, non potrò mai ringraziarvi abbastantemente.
U: le mie sorelle e la mia adv, senza di loro come sarebbe la mia vita?
U: PEARL JAM. Vi amo, ce lo sapete ma io lo ribadisco.
un nipote, dopo aver espresso rammarico disappunto e dolore per l'ultimo
lavoro dei nostri pupi ha domandato: "ma voi cosa ascoltavate nel '94??" e
sta domanda ecco, mi ha fatto pensare, perché io assolutamente non ricordo cosa
ascoltavo nel '94. la creatura aveva 7 anni, nel '94, e io facevo la mamma e la
musica non che l'avessi accantonata, assolutamente, però non era così parte
della mia vita come era stata in anni precedenti e come poi sarebbe stata negli
anni a venire. li regazzi io li avrei scoperti per caso molto, molto tempo
dopo e poiché sono stata fulminata (accecata dalla luce, per meglio dire) in un
momento in cui loro stavano già un pezzo avanti, il mio percorso di conoscenza è
stato confusionario e bulimico. ho ascoltato tutto, letto tutto (bè tutto no,
su, non esageriamo), ingurgitato quantità industriali di live in modo
arraffazzonato, febbrile, disordinato, illogico. ma non mi importava. volevo
tutto e tutto subito. perciò non ho dalla mia parte una linearità né una
storia che comincia con c'era una volta. li ho amati subito, questo si, ma
non ho percorso la lunga strada dall'inizio, li ho acchiappati in corsa, ad un
punto in cui i fans duri e puri forse già li spregiavano un tantinello. e
quindi forse col mio pedigree e coi miei trascorsi abborracciati non ho le
necessarie autorizzazioni per esprimermi sul loro nuovo
lavoro. ma naturalmente non mi astengo, perché con loro non riesco mai ad
essere neutrale (er treno se move, che ce posso fa?)
posso dire che la
musica è per me qualcosa di molto personale, profondo e intimo e che quando
esce qualcosa di nuovo che riesce a coincidere perfettamente col mio stato
d'animo del momento è un piccolo miracolo, e i miracoli non si ripetono spesso
sennò che razza di miracoli sarebbero? non è questo il caso del fulmine, devo
dirlo. esso non mi ha tramortito, nemmeno un po'. però sono 3 giorni che per
strada, a casa, in ufficio, io non ascolto altro. certo, ce n'è alcune che
ancora non digerisco, però ce n'è pure altre che mi piacciono anche parecchio. sono fiduciosa e li
aspetto in tour. perché in questi anni la loro musica ha significato molte,
molte cose per me. come back cantata a squarciagola in macchina a finestrini
aperti con mia adv. la black di milano ascoltata in diretta col Caluccio di
là e io di qua a piangere lacrime di rimpianto e commozione. il ferragosto
più bello della mia vita. Manchester e Mara. Londra, Claudia e
Rossella. backspacer, l'album tanto vituperato, per me significa Seattle, e
Seattle con la creatura.
Boston, l'apertura con Release, papà, dovunque tu sia, puoi vedermi ora? e poi altre città, altri volti,
amicizie, file, voli, treni, pullman, sudore, stanchezza, gioia,
gioia. quando ci penso, a ciò che ho avuto con la loro musica, millemila
immagini mi si impicciano nella mente e tutte, tutte sono stupende.
non
resterò mai delusa, non li abbandonerò mai, li amerò per sempre.
che poi, quando intorno a febbraro/marzo è scita la data di Roma con la
lochescion io ho subitaneamente iniziato a sbuffare, smadonnare,
mugugnare. chè io Capannelle lo conosco bene e, apparte che è ubicato in
culonia rispetto a casa mia, inzomma me spauro al pensiero di Bruce in
cotal luogo. epperò che fare? non posso mica esimermi, quel cristiano
viene qua, nella MIA città ed io non presenzio?? non esiste. e pertanto a
febbraro/marzo accatto il bijetto e lo pongo nel cassetto, seppellito
sotto a diversi altri che ariveranno ben prima di lui. eppoi, sempre a
febbraro/marzo io c'avevo in mente san siro l'anno scorso che ero
rimasta perplessa e attonita anche un po', se vogliamo. poi però dopo
padova e soprattutto dopo milano st'anno ecco, m'aritrovo contentona de
sto ippodromo della mia stracippa. contenta al punto che riesco a
convincere non una, non due ma bensì 3 (TRE) sorelle a presenziare
all'evento. bene, ottimo anzi daje, stamo quasi in formazione tipo
(anche se manca la tesora ahimè, brutte robbe, brutte brutte assai). e
pertanto sorelle, che significa risate, magnate, chiacchiere, camminate,
acquisti, felicità inzomma. quanno che ariva il giorno facciamo una
breve votazione e si decide che al luogo deputato all'evento ci si
recherà bel belle, con tutta calma. c'è da prendere metro e treno e vabbè. il binario del treno è spostato di km rispetto all'altri, ai binari ufficiali e vabbè. saliamo, il viaggio è breve, se godemo l'acquedotto e tempo 10 minuti semo arivate. ora, io avevo controllato e gughel meps m'aveva detto che la stazione rispetto all'ippodromo era a un tiro de schioppo. gughel
meps vaffanculo. dovemo camminare e camminare e camminare, in mezzo
alla strada che i marciapiedi talvolta a Roma sono un optional. ma
infine eccoci, via su, non famo che me lamento sempre, entriamo. entriamo
e quindi? ndo sta il palco? si, dai è n'attimo, eccolo là, cammina un
tantino che arivamo. no, non è questo, attenziò, vedo qualcosa là
all'orizzonte, là, vicino alla pista dell'aerei di ciampino, daje rega
che con un piccione visitate pure li castelli. oddioddioddio. cammina,
cammina, cammina in mezzo a sto campo di patate, ogni tanto la terra
diventa sabbia che ci si può piantare l'ombrellone. inizio decisamente a
innervosirmi. no, dico, Brus è nella mia città e io vorrei che tutto
fosse perfetto, un po' come quando si ospita qualcuno a cui si tiene a
casa propria, no? vorresti che tutto fosse in ordine, vorresti far stare
tutti comodi e mettere a proprio agio i tuoi ospiti no? ecco, un po'
così. e invece, quando finalmente arriviamo non c'è spazio da nessuna
parte, e se mi scappa il piscione psicologico e non, ndo vado, devo
forse tornare indrio per pisciare? e se mi viene sete/fame devo forse
mettermi in quella fila a serpentone che si snoda proprio in mezzo ai
concertanti? via via mi incazzo sempre più, non c'è spazio, non si può
magnà/beve/piscià che poi sono i miei must pre-concerto. sto sversa un
colpo e inacidita ma debbrutto. lo sapevo, lo sapevo io che sto spazio
era nammerda, lo sapevo. così, quando dopo pochissimo ariva il bovaro
(ahò e i cyborg?? bohhh, non pervenuti), io sto avvolta nel fumo
rabbioso e spirit, si vabbè spirit a' bruce che te strilli ammè me
girano. eppoi quando la terza canzione è bedlends ecco, me viè la
fantasia di mollargli na capocciata, al bovaro. MA COME?? noi stamo qua
buttati in questa landa desolata, co l'aerei che n'altro po' ci
atterrano sulla testa e tu, tu ci fai subito bedlends. NO DICO ma tu ce
lo sai che quando i MIEI antenati costruivano l'acquedotti e opere di
ingegneria stratosferica e andavano alle terme, salus per aquam, i tuoi
antenati erano ancora in modalità coda di girino nell'iperuranio?? ce lo
sai, eh??? mavvaffanculova, bovaro dei miei stivali. le sorelle si
divertono parecchio e se la ballano e se la cantano, meno male. ogni
tanto mi guardano e io digrigno i denti, si, ecco. dopo c'è roulette ma
ammè (si, si lapidatemi pure) roulette non mi ha mai fatto impazzire,
ecco. quelle dopo mi impegno a cercare di divertirmi, lucky town
summertime blues stand on it, si bello ma io ancora non sto rilassata,
pegnente proprio. mi è presa così e non ci posso fare niente. e penso
che ecco, è arivata la mia ora, posso andare solo ai concerti indove ci
stanno posti a sedere, mi fanno malissimo le gambe, ho sete, già mi
scappa il piscione e basta, nun ce la posso fare, sò anziana. andrò a
sentire musica da camera, da ora in poi. senonchè...senonchè
PAPAPAPARAPARAPAPAPPA'...machedavero?? sembra...sembra...mannò dai...e
invece si, parte una kittisbek (dedicata evidentemente alla prima
transenna di Eleonora, la kittisbek de noantri) da paura e alora
bè...what can I do? se kitty's back in town alora io me sperdo
nell'immensità della musica, di tutti gli strumenti che si sfidano e si
abbracciano e io finalmente rido e sorrido e vabbè, it is alright,
effettivamende. ho perdonato l'organizzazione de sta cippa e Brus, si
purattè, ti perdono. ma tu vuoi strafare e alora incident e rosie. e
poi. e poi LUI picchia su uno striscione gigante ndo sta scritto...NYC
SERENADE. bè. ammutolisco. anzi no, inizio a fare gestacci (ma come??
io, una signora!!), ma gestacci senza senso indirizzati alla cara Inqui
(Inqui PERDONAMI!! faccio ammenda pubblicamente), perchè, ecco, quando
io ho letto un certo suo post su fb ho pensato, senza però esprimerlo
che io, ecco NYC serenade potrei ascoltarla anche in Lapponia, in
compagnia delle renne e di Babbo Natale, o sull'Annapurna con gli
sherpa e le capre nepalesi, no, tanto per dire. sta canzone qua, per me,
non è fuori luogo da nessuna parte dell'universo mondo, la potrei
sentire per ore, in loop (e lo faccio, ah, se lo faccio). essa per me è
LA canzone, dentro c'è tutto, tuttamente. io la amo follemente sta
poesia qua e jackie e walk tall me lo ripeto sempre quando sto in quei
momenti un po' così della vita. e perciò piango, piango perchè è troppo
bella, piango perchè l'ho ascoltata una sola volta, perlappunto nella
città a cui è dedicata, con una sorella che anche stasera è qui, dopo 9
anni, ancora vicino a me. piango perchè mi mancano la tesora e il
fratello che ce lo so quanto che la ama anche lui, sta roba qua. piango
perchè sto qui con le ragazze, siamo insieme e alla fine non possiamo
che abbracciarci. he's singing. pertanto per me il concerto potrebbe
anche finire qui che starei in grazia de Dio e della Madonna, su sciekl
end dron anfatti se concedemo il piscione e il cartoccio di patate
fritte e la bevuta. però ce n'ha ancora, lui. e su Bobby Jean sto collegata telepaticamente con la tesora, questa è sempre sua, sempre. il
resto è cantare, ballare, stare in pace col mondo, fino a che twist end
sciaut e noi ovviamente tuistiamo e forse è finito, no? no, perchè c'è
un incipit che ammè sembra paro paro quello di milano e....you know you
make me wanna SHOUT!! ebbè, questa è l'allegria e la follia e toga!!!! e
sembriamo tutti cavallette ubriache SHOUT! grazie Bruce, anche da parte della mia decadente città, ti amiamo anche noi, parecchiamente.
p.s.
che poi io, al rientro a casa, dopo essermi ingozzata quel tot di
cornetti caldi, verso quelle 3,30 del mattino, mi sia messa ad ascoltare
un qualcosa di nuovo sortito alle 21 de las tarde, vabbè, questa è
malattia pericolosa. mind your manners, regà. sapevatelo.
che qua tra l'annuciaziò dei regazzi e il prossimo Bruce bisogna
ingannare l'attesa, e quale modo migliore se non un altro concerto?
domenica c'è Glenuccio al Carroponte, certo è a Sesto San Gi, non
propriamente dietro l'angolo per chi abita naaa capitale. ma si c'avete:
a- amiche debitamente folli come e più di voi,
b- na machina,
c- na mrs snippet che vi guida a destinazione facendovi contemporaneamente ribaltare dalle risate
quale mai può essere il problema??
e quindi si va.
formazione ufficiale: Mara e/o Rossella guida/cori, Claudia e me medesima voci e percussioni.
il
viaggio d'andata è n'attimo, c'è Elvis e la memorabile interpretazione
di Claudia e Mara, c'è l'autogrille e il burger king, c'è l'albergo in
via abramo lincolen indò se poggiamo per far decantare le zampe
incriccate. buongiorno a tutte!
buongiorno a te, omino gentile che ci
accogli alla reception e si, dormiremo tutte e 4 qua, non ne lasceremo
manco una tra cinibello bi e sesto san gi...
e così, dopo un
aperitivo in mediolandia che se una cosa bisogna dire della terra
mediolania è che gli aperitivi ce li sanno fare parecchiamente, puntiamo
mrs snippet verso il carroponte e lei, tanto cavuccia, ci porta che è
na bellezza.
vogliamo aggiungere che in loco io trovo pure du sorelle
e si spiega la mia espressione immortalata sulle fote, tra il beota e
l'estasiato.
Lisa la pisciamo, pora stella, e aspettiamo Glenuccio. e
colui eccolo! ci si presenta in tutto il suo splendore, con berretto di
lana stile totò e peppino a milano (ce staranno 40 gradi ma che je fa) e
scende subito in mezzo a noi, con chitara e voce (ah, la sua voce...)
per una say it to me now buttata là buskerando, e il cuore già è tutto
completamente suo, non ci sono cazzi.
poi, sul palco lo raggiungono i
frames, na paccocciata di musicisti con attributi esagerati e noi però
ci mettiamo lato colm mc namara iomair il violinista che a roma ci ha
fatto scendere le mandibole stile cartone animato.
si certo, c'è un
convegno internazionale di zanzare e tafani, che si sono dati
appuntamento stasera, ma annoi in fondo che ce frega?
via, si parte.
ce fosse un pezzo che nun ce piace, annoi rockin' ladies! epperò che
cosa vogliamo dire a questo artista che non si risparmia, gioca, ride,
scherza con la band e col pubblico e poi colpisce allo stomaco con high
hope o you will become o love don't leave me waiting?? aggiungiamo poi
che quando parte sussurrando e poi sale in un crescendo di furore,
amore, dolore come in when your minds made up il nostro cuore si
accartoccia in uno spasimo di assoluta estasi. noi siamo venute
preparate, con debito cartello issato da Mara che recita SMILE da un
lato e DRIVE ALL NIGHT dall'altro, ma Glen è voltato sulla sua sinistra e
non ci guarda. e allora si accende la torcia del telefono che illumina a
giorno la nostra area e poi, non soddisfatta, Mara grida: alla tua
destra! e lui finalmente si gira, ci vede, ci saluta e più tardi ci fa
uno snippet di smile....perchè è tanto, troppo caruccio Glen...
i miei personali stati di trance della serata:
una
sovrumana Fitzcarraldo in cui la voce e gli strumenti si fondono in
una magia che ci rapisce e ci porta via, volando, in una calda,
meravigliosa serata milanese,
l' assolo di Pino violino, canzone di Emer (emer's dream) che toglie il fiato e ferma il cuore.
ma
poi cosa dire anche di una the aulde triangle che non finisce mai, una
strofa cantata da chicchessia e il ritornello cantato da tutti noi,
proprio tutti?? e si ride e si rischia il pianto di gioia e si canta e
si balla con Glenuccio.
poi, su passing through cantata in mezzo al
pubblico rischiamo di giocarci Claudia e la panca su cui aveva disteso
la gamba stanca, ma invece no, tutto è perfetto in questa serata e noi
siamo felici.
il viaggio di ritorno è insieme ai nostri regazzi
(stoccolma, per la cronaca), Elvis e una introvabile viva las vegas e
come per incanto ariecchice a roma, uscita nòmentana.
abbracci e
baci, Mara mi accompagna a termini e proprio poco prima di salutarci la
radio...ecco, c'è Bruce che canta viva las vegas e il cerchio si chiude,
come per incanto.
a roma piove, la metro è allagata (maddai, strano!), sò stanca morta e troppo, troppo felice.
trasferta indimenticabile, grazie rockin' ladies, siete stratosferiche, grazie Glenuccio, noi ti amiamo assai assai, sallo....
e quindi, dopo aver esercitato il nostro diritto/dovere, in un
pomeriggio invernale si prende la machina e si parte, Firenze aspettaci,
prima o poi arrivamo. la formazione prevede Rossella pilota, zia navigatore, Sylvia nelle retrovie. durante
il viaggio chevelodicoaffà condizioni atmosferiche proibitive, terreno
pesante, pioggia, nevischio grandine e a tratti anche una luna piena da
cartolina. ho detto Firenze per modo di dire che il luogo deputato
all'evento è un po' in the middle of nowhere e solo grazie all'aiuto
della gentile fanciulla incorporata nel mio cell, che con vocina
metallica e priva della conoscenza dell'apostrofo, ci conduce locche
locche, senza trucco e senza inganno proprio davanti al Viper. che
poi è na specie di discoteca, un luogo piiiiccolo e che davero non c'è
da sgomitare e si vede così bene il palco?? si davero. dopo aver
salutato i nipoti Jacopo e Fabio (ahò, je l'avemo fatta!!) e aver
assistito a 2 barra 3 pezzi dei new killer shoes che ci deprivano
dell'uso delle orecchie, ecco che arrivano sti regazzetti di Seattle
(no, non Quelli) ecco Shawn, morbido e flessuoso e Stonuccio nostro bello, con consueta maglietta a righe sbiadite. e
subito si vede che tutta la band è a suo agio e comoda, che c'è armonia
tra i componenti è evidente, che sò 20 che suonano insieme. io a dire
il vero me l'aspettavo soltanto melodici e tranquilli e invece
sorpresone, je danno giù bastantemente. Shawn tiene il palco e
l'audience che è na bellezza e Stone, che dire di Stone?? Stone è
posseduto. suona alla grandissima, protagonista, e balla e suona i
bonghi (I BONGHI!!!!) e canta una bay leaf che io non j'avrei dato un
centesimo e invece mi lascia senza parole. repertorio braddiano
sviscerato per benino, pubblico entusiasta. io oltre a bay leaf mi
lascio incantare da 20th century, price of love, nadine, una versione
troppo bella di jumpin' jack flash. e che dire di wrapped in my
memory/crown of thorns dedicata a Andy?? commozione... impressioni:
Stone sembra più libero di fare un po' quella ceppa che vuole e si
diverte e noi lo si ama tanto pure quando sta impalato al suo posto,
figuramose iersera. bella serata, bella cumpa, grande musica. ripartiamo
in piena notte, in mezzo alla tormenta, io che dovrei tenere sveglia la
fantastica pilota c'ho un paro di pesanti abbioccamenti ma tutto alfine
va come deve (nonostante il passaggio nei pressi di prima porta che
potrebbe non essere di buon auspicio) e intorno alle 4 raggiungo il
letto. il divano è rimasto sconcertato dall'inconsueto abbandono domenicale ma noi ce ne freghiamo. la musica ci tiene vivi.
spesso quando mi imbarco in questo tipo di imprese (che per me tutto è n'impresa ormai), e ieri pomeriggio in particolare, mentre cercavo
di far coincidere i tempi (porta a spasso le pupe, dai cena alla Pupa,
mettila a letto, spera che si addormenti, dai cena alle pupe, portale a
spasso, spera che stiano buone e non sveglino la Pupa, preparati, esci
trafelata, stai col pensiero che qualcosa possa andare storto), ecco ste
volte qui mi chiedo PERCHE'?? perchè mi imbarco in ste robe qua che mi
creano ansia e mi fanno fare taaaaanta fatica aggiunta a quella che già
ho nel correre dei giorni.
e poi, mentre sto nella sala ad ascoltare
mi rendo conto che DEVO devo assolutamente continuare a sobbarcarmi lo
sbattimento aggiuntivo perchè se non lo faccio, ecco, significa che sono
morta.
significa che il quotidiano ha il sopravvento e mi sconfigge e
mi toglie ogni gioia, ogni slancio. a volte tendo ad arrendermi e a
dirmi che no, non ce la posso fare, sono troppo stanca. per fortuna c'è
una vocina dentro di me (l'armadillo forse, o la megattera) che mi spinge e mi pungola.
daje daje, DEVI!
E in effetti devo, perchè poi quando mi trovo, come
ieri sera, dentro la musica, io ritrovo la leggerezza e l'energia e mi
dico che no, non proprio tutto è fatica e stanchezza nella mia vita...
quando starà per arrivare la mia ora, se ci sarà il tempo di rendersene conto, questo chiedo e spero (oltre che avere vicino mio figlio). poter andar via con questa voce che mi accompagna. #sapevatelo
Tonight I’ll be on that hill `cause I can’t stop
I’ll be on that hill with everything I got
Lives on the line where dreams are found and lost
I’ll be there on time and I’ll pay the cost