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domenica 19 luglio 2015

Io non ricordo

C'era una volta Seth, ragazzino assai intelligente, immaginifico e solitario, alle prese con la malattia di sua madre.
C'era una volta Abel, vecchio deforme e disperato, alle prese con i suoi tormentosi, deliziosi, dolorosi ricordi.
Poi c'era una volta Isidora, una dorata terra leggendaria, senza memoria, dove ogni bisogno è esaudito e ogni tristezza è dimenticata.
In tutti questi piani del c'era una volta c'è questa storia, che ci racconta l'Alzheimer.
Ci pone domande a cui non sappiamo rispondere. Perché la memoria per noi che invecchiamo è sacra, è ciò che ci fonda, ciò che ci ha costruito così, nel bene e nel male, e ci ha insegnato e ci ha forgiato gli individui che siamo, quello che ci tiene saldi al suolo, le nostre radici, i nostri antenati, il fragrante profumo della pasticceria dove andavamo con nostro padre a comprare i dolci la domenica, quel dolce crepuscolo marino in cui giocavamo nella sabbia con nostro figlio piccolo. Cose così, semplici eppure complesse. La madre che si incazza se sente parlare di fascismo, il 25 aprile, il giorno in cui la copertina dell'Unità ci ha fatto gioire con il Vietnam, la voce di Allende dalla radio, la memoria personale che incrocia quella collettiva. La memoria a lungo termine che pare non interessare un granché le generazioni cucciole. La Storia che dovrebbe insegnarci tante cose, tra cui quella di non dimenticare.
Poi succede invece per alcuni che arriva la malattia e come Benjamin Button, si procede a ritroso, ci si scorda dove abbiamo messo una pentola, il nome di un cantante, le carte che abbiamo in mano e poi e poi. Il tragitto dalla camera da letto alla cucina, il nome dei nostri cari, chi siano quelle persone che abbiamo intorno. 

"E giunse finalmente la morte di tutto ciò che la vita all'inizio porta:
La morte del parlare.
La morte del camminare.
La morte del controllo delle viscere.
La morte dello stare eretti.
La morte del nutrirsi da soli.
La morte del gattonare.
La morte del drizzarsi a sedere.
La morte del dormire di notte.
La morte del deglutire.
Quando giunse la morte definitiva, quella del battito del suo cuore, era già morto così tanto di lei che quella morte non fu diversa dalle altre, se non per il fatto di essere l'ultima.
Ma, alla fine, un modesto sollievo: dopo innumerevoli morti, dopo il rovesciamento totale di una vita, ciò che restava di mamma trovò finalmente riposo nel fragile cerchio di una bimba non ancora nata, con le ginocchia emaciate strette al petto. L'unica parola per lei in quel momento non era morta, ma ritornata."

Il dissolversi della memoria elimina la memoria del dolore? Non lo sappiamo. Ma sappiamo che "accanto a questo mondo ce n'è un altro. Vi sono punti in cui si può sconfinare".

Io non ricordo - Stefan Merrill Block

sabato 9 novembre 2013

Saturday

"...l'essenziale è la consapevolezza del proprio ruolo nel mondo e nella storia. Pensaci troppo, e scopri che non sei nulla. Pensaci abbastanza, e sai che sei piccolo, ma importante per qualcuno. E' il meglio che si può fare."
 
Ologramma per il re - Dave Eggers

sabato 24 agosto 2013

Ancora agosto...


"...Forse non importa se la vita non è mai sbocciata in qualcosa di più grande di se stessa. Ormeggiata alla riva da cui un tempo era salpata, come quasi tutte le donne, un tempo."
 
N-W - Zadie Smith

mercoledì 23 gennaio 2013

Solo con se stesso, raccolto, tranquillo...

"...Pensava alla grandezza e alla presenza di Dio; all'eternità futura, strano mistero; all'eternità passata, mistero ancora più strano, a tutti gli infiniti che sprofondavano sotto i suoi occhi in tutte le direzioni; e, senza cercare di comprendere l'incomprensibile, lo guardava... un giardinetto per passeggiare e l'immensità per sognare. Per terra ciò che si può coltivare e raccogliere, sulla testa ciò che si può studiare e meditare; qualche fiore sulla terra e tutte le stelle in cielo"

I miserabili - Victor Hugo

mercoledì 16 gennaio 2013

Figli unici

"Come devono essere tristi, quei figli unici. Crescere in una casa piena di adulti, sempre in minoranza, sempre sconfitti, nemmeno un po' di quella stupidità sfrenata, niente scherzi da poter ripetere cento volte, nessuno con cui cantare, nessuno con cui litigare, nessuno con cui fare il principe, o lo schiavo...Ma in seguito, quando i genitori cadono in disgrazia e diventano essere umani incasinati e banali e si trasformano pian piano da persone che si prendono cura di te in individui di cui ci si deve prendere cura, chi ci sarà ad affrontare con te quelle crescenti frustrazioni, a riflettere sulle migliaia di dettagli insignificanti di quella soap opera a lungo condivisa che non significa nulla per gli altri? E quando infine se ne saranno andati, chi si rivolgerà a te dicendoti: -Si, mi ricordo il cavalluccio a dondolo rosso...si, mi ricordo il letto immaginario sotto il biancospino?-"

mercoledì 9 gennaio 2013

Gennaio


e quindi è ricominciato il giocagiuè dei 50 libri e st'anno tocca inizià col piede esatto. pertanto qui di seguito le mie letture fino ad oggidì.
- Guardami - Jennifer Egan (due libri ho letto, di costei, entrambi piaciuti piaciuti piaciuti)
- Portami a ballare - Giovanni Ricciardi - (che poi sto Ricciardi qua, prof. di latino e greco in un liceo daa capitale io lo leggo dal suo primo gialletto (i gatti lo sapranno n.d.r.), dove si narra delle indagini del commissario Ponzetti. non è Vargas eh, intendiamoci. epperò il commissario è un po’ malinconico e pensoso come ogni commissario virtuale che si rispetti eppoi il tutto si svolge per le strade della mia città, in quartieri che conosco mejo delle mie saccocce e pertanto io lo seguo, ecco, nei suoi giri, come se lo vedessi)
- Il colpevole - Lisa Ballantyne (un giallo che non è un giallo, gnente male)
- Mabel dice si - Luca Ricci (interdetta. non malaccio, scrittura piacevole ma un voto tipo "senza infamia e senza lode)
- Antigone – Valeria Parrella
come pare di evincere dal titolo si narra di Antigone, solo che nella trasposizione e nella contrapposizione tra Antigone e Creonte si tratta qui anche del diritto all’eutanasia, argomento che non mi lascia mai indifferente.

per ora è tutto. segue...

sabato 5 gennaio 2013

leggo, dunque sono


domenica 30 settembre 2012

Promesse...


cerco di leggerlo piano, per paura di finirlo troppo presto, di perdermi qualcosa nelle righe, un paesaggio, un arcobaleno, un mercato, il rumore della pioggia, un sapore, una piega nei pensieri...

mercoledì 12 settembre 2012

Storia naturale di una famiglia

"...Poi accende lo stereo, dice: ascoltati questa. E mentre inizia Do the evolution, si carica il basso in spalla e fa ciao con la mano."
mi è piaciuto molto questo libro consigliato da Lady Book. e non perchè il fratello della protagonista ascolta li pupi (del resto lui ha 18 anni, io...lasciam perdere). mi è piaciuto per lo sguardo adolescente di Bianca, per la rabbia di Andrea, per la forza empatica di Rosetta, per l'umana fragilità del Padre, per il coraggio della Madre, per l'entomologica osservazione degli altri da parte di Bianca. che l'aiuta a comprendere e a crescere.
Felice Casorati "Le signorine"
"...Sotto la ragazza più giovane, il corpo adolescente denudato, leggo il mio nome. Mi chiedevi perchè ti ho chiamata Bianca. Indica il dipinto e dice: guarda quante cose inutili hanno sparso in giro per lei, sembrano i Re Magi. Le hanno portato un mucchio di cianfrusaglie, segretamente invidiose. La nascita della donna nella bambina, qualcosa di magnifico. Fa una pausa. Inspira e stringe le ciglia: Ho sempre creduto che volessero rinascere ma non sono mai riuscite a farlo. Io si, quando sei nata tu."

lunedì 18 giugno 2012

Suite francese

come vorrei poter leggere anche le altre due parti di cui avrebbe dovuto essere composto questo grande, grandissimo libro...

“Guardò ancora una volta tutto quello che era riuscita a portare con sé, ‘tutto quello che aveva salvato!’: i suoi figli la sua valigetta. Toccò i gioielli e il danaro nascosti sul petto. Sì, in quei terribili momenti aveva agito con fermezza, coraggio e sangue freddo, non aveva perso la testa… Non aveva perso… Non aveva … Improvvisamente gettò un grido strozzato (…) Abbiamo dimenticato mio suocero- disse la signora Péricand, scoppiando in lacrime”.

domenica 13 maggio 2012

Rispetto

Sleeping girl - Roy Lichtenstein

"Così, la massima generale della saggezza diviene per Democrito proprio il rapporto con se stessi, più precisamente con uno sguardo interiore che, certo, ha introiettato i valori e i giudizi della polis , ma che rintraccia in fondo proprio e solo nel soggetto stesso la fonte della morale:

Non ci si deve vergognare di qualcosa più davanti agli uomini che davanti a se stessi e, parimenti, non si deve operare qualcosa di male più facilmente se nessuno viene a saperlo che nel caso in cui lo scoprano tutti gli uomini. Al contrario, si deve avere rispetto anzitutto di se stessi e bisogna imporre alla propria anima questa legge, così da non compiere nulla di sconveniente"

Rispetto - Roberto Mordacci

lunedì 23 aprile 2012

snob?

ma davvero non mi capacito di come nei primi posti delle classifiche dei libri più venduti in Italia ci debba sempre essere almeno uno scrittore-cantante (o anche due), o uno scrittore-attore, o uno scrittore-giornalista. per carità, saranno anche bravi. scriveranno anche bene. però mi innervosisce che tutti, ma proprio tutti si sentano come in dovere di pubblicare almeno un libro. che poi io già c'ho dentro l'ansia di tutto il non-letto, no, non mi ci metto a leggere pure loro.
però ogni tanto mi ascolto un loro cd, o mi leggo un articolo, o mi vado a vedere un film. e magari così famo pace.

venerdì 30 marzo 2012

Stoner

Che poi certe volte ci si casca proprio per caso, dentro alcuni libri. Mai prima della scorsa settimana avevo sentito nominare Stoner. Ha una vita banale, William Stoner, gli studi, un incarico universitario, un matrimonio che subito dopo il viaggio di nozze inizia a naufragare, una figlia molto amata e molto lontana, pochi amici, un amore. E in questa sua vita nessuna scelta radicale, nessuna "botta da matto", nessun combattimento. In apparenza un debole, uno che soccombe, un perdente, insomma. E tuttavia la sua vita in fondo assomiglia così tanto alle nostre piccole, insignificanti esistenze che non si può non ritrovare in lui qualcosa dei propri pensieri, il desiderio di non essere causa di sofferenze altrui, la ricerca interiore, la consapevolezza del dolore di ogni essere umano. Ognuno, volendo, ci trova qualcosa di quel sé che si tende a nascondere agli altri. 

"Era arrivato a un'età in cui, con intensità crescente, gli si prensentava sempre la stessa domanda, di una semplicità così disarmante che non aveva gli strumenti per affrontarla. Si ritrovava a chiedersi se la sua vita fosse degna di essere vissuta. Se mai lo fosse stata. Sospettava che alla stessa domanda, prima o poi, dovessero rispondere tutti gli uomini. Ma si chiedeva se, anche agli altri, essa si presentasse con la stessa forza impersonale. La domanda portava con sé una certa tristezza, ma era una tristezza diffusa che (pensava) aveva poco a che fare con lui o con il suo destino particolare. Sorgeva, secondo lui, dall'accumularsi degli anni, dalla densità dei casi e delle circostanze e dalla comprensione che era riuscito ad averne."

"Stoner" John Williams

venerdì 23 marzo 2012

My hometown

"... Ho pranzato in un minuscolo locale dietro la stazione...e ho osservato a lungo i visi intorno a me e, fuori dalla finestra, l'ultimo lembo di questa smalltown fra la stazione, il distributore di benzina, lo spiazzo deserto dove ferma l'autobus, le casette grigie di legno con il porticato, la strada principale che fluisce nella highway - My Hometown - di Bruce Springsteen, praticamente: quel nodo di solitudine e anelito, pace sepolcrale e ribollir di passioni, che è dentro a tutte le "piccole città" d'America e aiuta a comprendere tante cose di questo modo d'essere e di vivere."


New York l'isola delle colline - Mario Maffi

venerdì 9 marzo 2012

Nessuna frase è troppo lunga

"...Ma quello che promette la frase lunga è di portarvi oltre l'ignoto, lontano dalla costa, verso profondità e misteri che non sareste in grado di raggiungere nè con la mente nè, molto spesso, con le parole. Quando leggo il modello assoluto in questo senso, Herman Melville - o sento montare la tensione quando la Lettera dal carcere di Birmingham di Martin Luther King comincia a gonfiarsi di proposizioni bibliche elencando ogni singola cosa che la gente di colore non può fare - ho la sensazione di uscire dalla cultura affollata e fluorescente del supermercato locale, e di essere trasportato in un luogo altissimo da cui posso vedere nel tempo e nello spazio, in me stesso e nel mondo. E' come se, per un attimo, fossi stato salvato dal caos frenetico della superstrada e ricondotto a qualcosa dentro di me, dove c'è posto per la certezza e per il dubbio insieme. Io amo i libri: li leggo e li scrivo per la stessa ragione per cui amo parlare con un amico per dieci ore, non dieci minuti...Più tempo dura la nostra conversazione, meno mi sento sospinto e costretto dentro le scatole asfittiche del bianco o nero, repubblicano o democratico, noi o loro. La frase lunga è il modo in cui cominciamo a liberarci dalla meccanicità degli elenchi puntati e dalla disumanità delle caselle da barrare con un si o un no...Oggi di brevità e velocità ne abbiamo a palate. Quello che voglio è qualcosa che mi sostenga e mi allunghi finchè non scatta qualcosa, che mi porti così al di là di una semplice proposizione o di una singola formulazione da farmi ritrovare all'improvviso in un luogo spazioso e strano come la vita stessa..."

Pico Iyer - Internazionale n. 937

giovedì 9 febbraio 2012

a tree grows in brooklyn

"Continuò a guardare i piedi del vecchio. - Una volta è stato un bambino dolce e pulito, sua madre gli baciava i piedini rosei. Forse di notte, quando c'era il temporale, la mamma si avvicinava alla culla, gli rimboccava le coperte e gli diceva a bassa voce che non doveva avere paura, che la mamma era lì. Poi lo prendeva tra le braccia, avvicinava alla guancia la testolina e gli diceva che era il suo piccolo tesoro. Forse è stato un bambino come mio fratello, usciva ed entrava in casa correndo e sbattendo le porte. E, pur rimproverandolo, sua madre pensava che forse un giorno sarebbe diventato Presidente. Poi è diventato un giovanotto, forte e felice. Quando andava per la strada le ragazze gli sorridevano e si voltavano a guardarlo. Anche lui forse sorrideva e faceva l'occhiolino alla più bella. Poi deve essersi sposato, ha avuto dei bambini che pensavano che fosse il più meraviglioso papà del mondo, che lavorava duramente per comprare loro i giocattoli per Natale. Ora anche i suoi bambini stanno invecchiando come lui, e hanno a loro volta dei bambini e nessuno ha più bisogno del vecchio e tutti aspettano che muoia. Ma lui non vuole morire. Desidera continuare a vivere anche se è così vecchio e nulla può più farlo felice-....Una terribile paura senza nome si impadronì di lei quando si rese conto che molti bambini che venivano al mondo sarebbero diventati un giorno come quel vecchio."

"Un albero cresce a Brooklyn" Betty Smith

giovedì 2 febbraio 2012

resta con me

"Connie sapeva (probabilmente si) di essere una di quelle donne che incroci al supermercato senza nemmeno vederle? Eppure c'era una dolcezza sul suo viso, un'incertezza commovente, come se avesse trascorso molti anni nel tentativo di essere allegra e poi avesse smesso, ma i residui di un'antica, ansiosa gentilezza fossero ancora presenti."
dici a me? stai parlando con me??

domenica 22 gennaio 2012

the help...

ieri il film, oggi il libro.

domenica 4 dicembre 2011

22/11/'63

 
narra una delle leggende familiari che nel mio periodo 3-5 anni nessuno, in casa mia, potesse sedersi senza che arrivassi io con un libro in mano e la pretesa che mi venisse letto all'istante (un incubo per adulti, dovevo essere, ripensandoci...)
forse la leggenda è vita vera perchè a tutt'oggi uno dei metodi più sicuri che ho per uscire da una realtà che a momenti mi stringe come uno strumento di contenzione è la lettura.
mi sistemo come il lettore di se una notte d'inverno un viaggiatore. divano comodo, cuscino dietro la schiena, gambe allungate, sigarette, accendino e posacenere a 20, massimo 30 cm., ventilatore puntato in faccia d'estate, copertina d'inverno, chiudo le ante del cervello ad interventi esterni (venditori portaapporta, cordless, cellulari, madrefigliocane: pape satàn, pape satàn aleppe!) e apro il libro.
negli anni alcune variazioni sul tema sono intervenute (dai 6 ai 20 niente sigarette peffortuna, da circa 6 anni invece occhiali, ahimè..) ma insomma più o meno il rito è sempre questo. no bevande o cibarie, chè il libro potrebbe macchiarsi, bagnarsi, ungersi e non sia mai. vietatissime le orecchie per tenere il segno nell'infausto caso qualcuno mi interrompa con qualsivoglia futilissimo motivo, il libro viene delicatamente poggiato aperto e rovesciato, si dedica un nanosecondo alla fastidiosa interruzione (cane A CUCCIA!, madre siediti qua che tra un po' arrivo, figlio CHECCIPPA te serve proprio mò??) si mette il cartello chiuso fermé closed cerrado e ci si immerge. divento intollerante, integralista, cattiva (cattiva io?? si si si si!!) non mi rompete che ho fatto tutto ciò che dovevo e ora sò impegnata.
apro la prima pagina e divento altro da me. e se sono fortunata cado in un non-luogo senza tempo nè doveri nè responsabilità. un altrove dove esistono solo i personaggi, i luoghi, le atmosfere, le parole, i paesaggi descritti nel libro. è un'esperienza (che non sempre si ripete, purtroppo) di alterazione della realtà che solo con un buon libro (o un buon concerto, o un buon film) riesco ad avere. divento una tossica, quando capita,  vorrei che il libro non finisse mai ma intanto corro, mi precipito verso la fine, anche se so che la fine aprirà il vuoto e tutto mi mancherà, proprio tutto. quando riemergo dal gorgo sono più sola ma anche più ricca.
ieri ho finito "22/11/63" del Re. non tutto mi ha convinto in questo libro, certo.
ma è altresì certo che per una settimanella scarsa io ho vissuto negli USA, negli anni '58-'63, ho abitato a Lisbon Falls, a Derry (ahhhh Derry e la ciminiera rovesciata...) a Fort Worth, a Dallas, a Jodie, ho guidato una sunliner, ho mangiato il pronghorn special (doppio cheese burger con patatine), ma soprattutto ho ballato il lindy hop, tadada da da da...in the mood...
perchè la danza è vita.
(ma anche musica e libri lo sono, altrochè!)

martedì 29 novembre 2011

nell'economia

di certe giornate apparentemente inutili, si apre la buca del coniglio e noi ci tuffiamo, con un triplo carpiato. W IL RE.