Elenco blog personale

sabato 10 marzo 2012

venerdì 9 marzo 2012

Nessuna frase è troppo lunga

"...Ma quello che promette la frase lunga è di portarvi oltre l'ignoto, lontano dalla costa, verso profondità e misteri che non sareste in grado di raggiungere nè con la mente nè, molto spesso, con le parole. Quando leggo il modello assoluto in questo senso, Herman Melville - o sento montare la tensione quando la Lettera dal carcere di Birmingham di Martin Luther King comincia a gonfiarsi di proposizioni bibliche elencando ogni singola cosa che la gente di colore non può fare - ho la sensazione di uscire dalla cultura affollata e fluorescente del supermercato locale, e di essere trasportato in un luogo altissimo da cui posso vedere nel tempo e nello spazio, in me stesso e nel mondo. E' come se, per un attimo, fossi stato salvato dal caos frenetico della superstrada e ricondotto a qualcosa dentro di me, dove c'è posto per la certezza e per il dubbio insieme. Io amo i libri: li leggo e li scrivo per la stessa ragione per cui amo parlare con un amico per dieci ore, non dieci minuti...Più tempo dura la nostra conversazione, meno mi sento sospinto e costretto dentro le scatole asfittiche del bianco o nero, repubblicano o democratico, noi o loro. La frase lunga è il modo in cui cominciamo a liberarci dalla meccanicità degli elenchi puntati e dalla disumanità delle caselle da barrare con un si o un no...Oggi di brevità e velocità ne abbiamo a palate. Quello che voglio è qualcosa che mi sostenga e mi allunghi finchè non scatta qualcosa, che mi porti così al di là di una semplice proposizione o di una singola formulazione da farmi ritrovare all'improvviso in un luogo spazioso e strano come la vita stessa..."

Pico Iyer - Internazionale n. 937

giovedì 8 marzo 2012

A tutte le donne


Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l'emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d'amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
e innalzi il tuo canto d'amore.
Alda Merini

lunedì 5 marzo 2012

lavoro dunque sono

avevi avuto, come tanti (quasi tutti?), altre fantasie sulla tua vita lavorativa. avevi sognato qualcosa che avesse a che fare con gli animali, o con lo studio, qualcosa che allargasse lo spazio, senza siepi che escludessero la vista sull'ultimo orizzonte. poi era arrivato il lavoro vero e avevi iniziato pensando che avresti potuto lasciare in qualunque momento, eri così giovane e immaginosa. e invece la vita o il destino o il coraggio che se uno non ce l'ha non se lo può dare, oppure quell'attitudine (da chi l'avevi ereditata?) di attraversare il mondo cercando di occupare poco spazio,  di non dare fastidio non fare rumore, camminando quasi in punta di piedi,  avevano deciso in modo diverso. e dopo più di 30 anni ti ritrovi ancora nello stesso lavoro, quello che all'inizio non ti piaceva. negli anni hai imparato a contentarti, a trovare motivazioni in alcune piccole cose, truccando il tuo lavoro, fondotinta qua, una botta di rossetto là, un po' di mascara e sembra quasi carino, non trovi?
solo che poi la scatola dei trucchi finisce e un giorno dopo l'altro sei sempre più pesante, più stanca. quanti capi hai cambiato in questi anni? quante ristrutturazioni aziendali ti sei fatta? quanti luoghi di lavoro hai vissuto? in ognuno hai lasciato qualcosa di te, hai perso un piccolo tassello di ciò che credevi di essere. hai cercato di mantenere integra la coscienza, ti sei processata, ti sei assolta perchè hai responsabilità  familiari e non puoi mollare. nel frattempo passano gli anni e ti accorgi che davvero nulla dell'azienda per cui lavori ti piace. non condividi nulla, non ami nulla. l'istituto si incattivisce sempre più, il carrozzone statalista nel quale sei cresciuta è diventato un mostro arraffautili. numeri attivi, l'unica cosa che conta. "il vestito su misura" che un tempo ti avevano insegnato a cucire su ciascun cliente si è trasformato in una tunica cinese, uguale per tutti, basta che si venda. contano solo gli utili. quelli che non rendono vadano pure a sofferenze. e tu, tu che hai cercato di preservare una certa qual integrità, una specie di purezza, ti accorgi che non puoi niente.  la tua azienda ha "il dovere/diritto di fare profitti, non è  un servizio pubblico e deve guadagnare". ipse dixit.
e allora non sai far altro se non seguire il consiglio che ti ha dato non molto tempo fa un cliente arrabbiato.
ti vergogni.

domenica 4 marzo 2012

solo una partita...

eggià!
 

sabato 3 marzo 2012

sabato

hai aspettato il sabato con ansia, lo hai bramato, evocato, programmato. poi ti svegli, apri gli occhi ed eccolo qua. apri gli occhi ed hai mal di testa, mal di collo, mal di spalle, mal di sabato perchè hai dormito quella mezz'ora in più del solito. guardi fuori dalla finestra strizzando gli occhi perchè effettivamente hai mal di testa ed è tutto grigio, grigio topo grigio nebbia grigio tortora grigio antracite. grigio. ingozzi un antidolorifico e un gastroprotettore (l'industria farmaceutica ringrazia) e leggiadra inizi la giornata. oggi è sabato e forse è un giorno speciale, oggi è sabato, meno male.

giovedì 1 marzo 2012

Marzo

Cicely Mary Barker
...che ti fa uscire di tasca dei no non ci sto, ti getta nel mare, ti viene a salvare...